TESTIMONIANZE

 

 Sonno gradite le Testimonianze che potete inviarci relativo il cammino di riscoperta della fede e della vita nuova in Cristo Gesù per mezzo di una rinnovata personale esperienza dell'effusione dello Spirito. Molte persone, dalle nostre testimonianze possono ricevere incoraggiamento. Aprirsi con fiducia nuovamente a Dio, accettare di vivere una nuova avventura di fede viva. Nel cuore di molti si accende il desiderio di una vita nuova nella misura in cui c'è chi ne parla, chi l'ha racconta. Dare testimonianza dell'Amore di Dio è porgere una mano agli smarriti e agli sfiduciati. Non sono necessarie testimonianze eclatanti. Poichè tante volte quello più semplici meglio sono di incoraggiamento.

Chiediti nella preghiera: "Signore, Tu pensi che quello che ho scoperto di Te e trovato nell'abbandono totale a Te, che possa essere raccontato? Pensi che il mio racconto e la mjia storia possa essere di aiuto a qualcuno? E allora ispira come e cosa meglio possa essere utile dire perchè tutti possano riconoscerti loro Signore ed abbiano nel cuore il dono della nostalgia di Te, del Tuo Vangelo di Salvezza. Se Tu vuoi Signore, usa me!"

Puoi inviare a info@santamontagna.it o anche semplicemente con una lettera al Centro di Spiritualità.

 

 

RITIRO DEI GRUPPI DI PREGHIERA

 

Nel giorno della festività del Corpus Domini, i gruppi di preghiera di Novara e Romagnano Sesia, si ritrovano per un ritiro comunitario a Villa Picco. È una giornata che attendavamo con trepidazione. Già al nostro arrivo percepiamo una grande gioia, nell'abbraccio con i fratelli, il Signore ci fa già sentire la sua presenza. Iniziamo il nostro incontro celebrando le Lodi, continuiamo vivendo un momento di preghiera. Ringraziamo il Signore per il dono dei fratelli, di questo luogo Santo, dove ci ha fatto incontrare. Sentiamo nel cuore una grande comunione, riconosciamo che i due gruppi, pur essendo lontani geograficamente, sono accomunati dallo stesso Spirito, ci sentiamo uniti come forse non mai. Ci viene donata una parola, ( Geremia 17,7-9 ). Ci sentiamo come quell'albero, stendiamo le nostre radici in questo luogo, dove il Signore ci ha fatti rinascere a vita nuova e ci rinnova continuamente per produrre frutti. Un fratello fa notare quanti cuori sono appesi vicino all'icona della Madonna, tutte grazie che il Signore ci ha fatto e, sono molto di più quelle che non vediamo.

 

La giornata continua con il pranzo fraterno, durante il quale, a tavola, condividiamo oltre al cibo, quanto abbiamo vissuto nella preghiera. Dopo una pausa caffè, ci ritroviamo e, molti di noi danno testimonianza di come e, per mezzo di chi siano stati chiamati in questo luogo. È un momento bellissimo dove, ognuno di noi, diviene partecipe dei dolori e delle gioie del fratello. Il pomeriggio continua con l'assemblea di lode al Signore, seguita dalla celebrazione Eucaristica. Il Vangelo di oggi, ( Lc9,11b-17) è simile alla parola donataci nell'incontro di preghiera dei due gruppi avvenuto a Novara il 28 Aprile, (Mt14,14-20) prima moltiplicazione dei pani, e ci rendiamo conto che oggi, attraverso la condivisione e le testimonianze, ci siamo dati da mangiare vicendevolmente, edificandoci con tutto ciò che il Signore ha donato ad ognuno di noi. Forse il Signore in quell'occasione voleva darci un appuntamento ad oggi.......?

 

 

PELLEGRINAGGIO A L SACRO MONTE DI VARALLO
DELL'ASSOCIAZIONE "VITA NUOVA"
LUNEDI DELL'ANGELO

 

 

 

E’ un luogo speciale per arte fede e cultura..il Sacro Monte di Varallo ci accoglie con un’aria umida, un cielo grigio (sembra sia consuetudine di questo posto …) ma noi tutti siamo contenti di trovarci lì, insieme, a condividere una nuova esperienza del cuore e dell’anima guidati dal nostro Padre Fabrizio.

 

Nuova Gerusalemme e’ stato chiamato questo luogo e nel ricordo della Terra di Gesu’ ci avviamo composti verso la Porta Santa, un canto sulle labbra che si spegne quando entriamo nella Basilica dedicata alla Madonna Assunta..LA bocca si riapre per lo stupore davanti alla maestosita’ e alla bellezza del coro con le sue statue di terracotta e la folta schiera di angeli dipinti nella cupola … Comincia cosi’ con emozione e intensa partecipazione la nostra giornata giubilare. E si giubila per l’anno della Misericordia, per l’amore e la grazia che il Signore non smette di donarci, per il senso di appartenenza che tanti provano nel sentirsi membri di una famiglia piu’ grande quella del Cielo certo ma anche quella della nostra Casa francescana della Santa Montagna.

 

E si giubila anche a tavola, davvero piena di ogni bene, cibi di tradizione pasquale, prelibatezze, risate, amicizia e tanto tanto affetto! Quello autentico e speciale di cui sono capaci tutti i villapicchiati doc! E dopo aver pregato, parlato, camminato, ammirato, mangiato ci aspetta un ritorno… bagnato. MA poco importa: mi vengono in mente le parole della nota canzone “Le gocce cadono ma che fa / se ci bagnamo un po’ / domani il sole ci potra’ asciugar..” Quel sole che sento brillare dentro molti di noi e che illumina comunque una giornata come questa, davvero particolare e per niente uggiosa! Un abbraccio col cuore a tutti Pace e bene Ci
 

 

 

 INCONTRO CON VILLA PICCO

24 MAGGIO 1992 ………….VISITA A LOCARNO!!!

 

Si parte in pulman da Stradella …………si arriva a Locarno…………….Si riparte per il ritorno a casa!.....Ma si decide di non fare lo stesso percorso dell’andata, bensì passare dal Lago Maggiore facendo tappa a S. Carlone.
FLAVIA E GIORGIO ci dicono che non appena arriviamo a S. Carlone lasciamo andare gli altri del gruppo a vedere S. Carlone e noi tre andiamo, con loro, a vedere un posto molto ma molto particolare!!!


Arrivati, ci incamminiamo subito per raggiungere questo posto, anche perché il tempo a disposizione è molto poco! Percorriamo un breve tragitto di circa 500/600 metri; superiamo un cancello (erano assi di legno che formavano il cancello)……………..…..NON C’E’ NESSUNO…………………..C’E’ UNA CASA ABBASTANZA DATATA, SI VEDE UN GRANDE PARCO E …………………. SILENZIO……………PACE! MA… ALDILA’ DEL CANCELLO C’E’ LA STRADA, MACCHINE CHE VANNO E VENGONO, MA NOI SIAMO ENTRATI IN UN’ALTRA DIMENSIONE! NON C’E’ NESSUNO…. NESSUNO …. NESSUNO …………………. E’ COME SE FOSSIMO USCITI DAL MONDO ……………………NON E’ SPIEGABILE QUESTA PACE…………………PERCORRIAMO UN VIALETTO E SI VEDE UN TENDONE DA CUI PROVENGONO CANTI DI GIOIA…………….ODDIO SIAMO IN PARADISO!!!!! ARRIVIAMO AL CAPANNONE E INIZIANO AD USCIRE PERSONE GIOIOSE!!!! UN PADRE CHE CI VIENE PRESENTATO “PADRE GIULIO” !! CI ABBRACCIA E CI SALUTA COME SE CI FOSSIMO SEMPRE CONOSCIUTI!!...............DIO MIO QUANTA GIOIA!!!

 

Salutiamo e ritorniamo al pulmann che deve ripartire per fare ritorno a Stradella! ARRIVATI A CASA INIZIAMO AD AVERE SUBITO LA NOSTALGIA DI “QUEL POSTO”!
ABBIAMO COSI’ INIZIATO A FREQUENTARE NONOSTANTE LA DISTANZA “VILLA PICCO”! OGNI VOLTA CHE SI PARTIVA NON SI CORREVA MAI IL RISCHIO DI TROVARE BRUTTO TEMPO O INTOPPI (ERA NEI PIANI DEL SIGNORE CHE NOI ANDASSIMO LA’ DOVE LUI CI VOLEVA).
NEL PASSATO NON MI SONO MAI CHIESTA CON INSISTENZA PERCHE’ PROPRIO NOI; SUL PULMANN ERAVAMO IN OLTRE 50 PERSONE CHE BENE O MALE CI SI CONOSCEVA, FACEVAMO PARTE , SE NON TUTTI LA MAGGIORANZA, DELL’AZIONE CATTOLICA (IL PELLEGRINAGGIO ERA STATO APPUNTO ORGANIZZATO DALL’AZIONE CATTOLICA DI STRADELLA).
PERCHE’ PROPRIO NOI: “ ORESTE IVANA E SABRINA”!!


ULTIMAMENTE MI SONO POSTA QUESTA DOMANDA MOLTE VOLTE ! NONOSTANTE TUTTO QUELLO CHE IL SIGNORE HA FATTO NELLA NOSTRA VITA MI MANCAVA QUALCOSA ………….E NON RIUSCIVO A CAPIRE …….. NON CI RIUSCIVO! MI HA DATO UNA FORZA IMMENSA PER AFFRONTARE TUTTO QUELLO CHE E’ ACCADUTO ALLA MIA FAMIGLIA ……….MI HA DATO TUTTO QUELLO CHE MI MANCAVA PER AFFRONTARE LA VITA QUOTIDIANA! MA C’ERA QUALCOSA CHE NON ERO ANCORA RIUSCITA A CAPIRE ……….E MI MANCAVA MI MANCAVA TERRIBILMENTE PERCHE’ MI SENTIVO VUOTA! …… NON AVEVO ANCORA CAPITO E ORA NON MI VERGOGNO A DIRLO………………..


OGGI 20 FEBBRAIO 2016 IL SIGNORE MI HA FATTO RIVIVERE QUEL MOMENTO …………………………OGGI MI HA FATTO CAPIRE CHIARAMENTE PERCHE’…………………… PERCHE’ DIRE CHE GRANDE E’ LA SUA MISERICORDIA E’ POCO………………DIRE CHE CI HA AMATO DI UN AMORE IMMENSO……………………….E’ POCO …………………….DIRE CHE LUI E’ NOSTRO PADRE E SA QUELLO DI CUI ABBIAMO BISOGNO ………………..E’ POCO……………………!!!!!!! NON CI SONO PAROLE PER SPIEGARE IL SUO AMORE LA SUA MISERICORDIA IL SUO BENE IL SUO TUTTO IL ………………………….E’ NOSTRO PADRE!!!! E’ MIO PADRE ………..CHE HA DATO LA SUA VITA PER ME ………..PER TE………….PER NOI……………..!!! LUI SA QUELLO DI CUI ABBIAMO BISOGNO………….LUI SA QUELLO CHE CI MANCA……………….LUI SA TUTTO!!! LUI SAPEVA GIA’ QUELLO CHE SAREBBE SUCCESSO NELLA NOSTRA VITA, NELLA NOSTRA FAMIGLIA (COME SI SUOL DIRE HA RIVOLTATO LA NOSTRA VITA E LA NOSTRA FAMIGLIA COME UN CALZINO CI HA LETTERALMENTE STRAVOLTO LA VITA) !!!!


MA LUI CI HA GUARDATO E CI HA AMATI!!!
SONO PASSATI QUASI 24 ANNI DA QUEL GIORNO……………RINGRAZIO IL SIGNORE PER QUELLO SGUARDO CHE CI HA DONATO QUEL GIORNO………..QUELLO SGUARDO CHE CI HA DONATO ATTRAVERSO GIORGIO E FLAVIA!!! QUELLO SGUARDO CHE CONTINUA A DONARMI NONOSTANTE LE MIE CADUTE E I MIEI PECCATI!! QUELLO SGUARDO CHE MI DICE: VIENI FIGLIA IO TI AMO E TI AMERO’ SEMPRE OGNI GIORNO DELLA TUA VITA PERCHE’ QUESTA VITA TE L’HO DONATA IO E LA VOGLIO CUSTODIRE E VIVERE CON TE IN OGNI ATTIMO! NON MI IMPORTA DEI TUOI PECCATI PERCHE’ IO TI POSSO RENDERE PIU’ BIANCA DELLA NEVE! IO TI AMO!
QUELLO SGUARDO CHE HO RICONOSCIUTO OGGI!
QUESTO E’ IL GIORNO PIU’ BELLO DELLA MIA VITA! LA VERA SCOPERTA DELL’AMORE DEL PADRE DI GESU’ DI MARIA!
GRAZIE GRAZIE GRAZIE!!!!
Ivana

 

DAI TAPPETI...ALLA TENDA...ALLA VITA NUOVA.....

  

Leggendo sul sito della casa, la storia di VPicco, mi blocco sulla frase " e incominciarono ad arrivare altre persone..." c'eravamo anche noi !!!

Ricordo perfettamente l'anno, il giorno e l'ora...era il 20 giugno 1985...come potrei dimenticare l'incontro con la Vita !! e dire che a vPicco ero venuta per comperare un tappeto... sì hai letto bene...un tappeto! ( stupidamente ... avevo confuso villa Katiuscia con Villa Picco )

Nonostante la vita mi avesse dato tutto (salute,benessere ed una splendida famiglia) uno strano senso di vuoto e tanti perchè mi arrovellavano; così cercavo ristoro nello shopping, o in un viaggio, con il risultato che, dopo qualche giorno, tutto tornava come prima.

Dunque..stavo dicendo che, per acquistare un nuovo tappeto, sono arrivata al cancello di Villa Picco. Attratta da una musica allegra, la seguo ed arrivo al tendone...la musica era finita e tu padre Giulio, dall'Altare incominci a parlare..guardo Paolo e ci diciamo "abbiamo cannato, qui non vendono tappeti, andiamo via" ma le gambe non si muovevano e così sono rimasta là ad ascoltare ....le gambe poi da rigide sono diventate di gelatina..e mi sono trovata seduta...e tu stavi dando le risposte ai miei perchè ...e non solo ascoltavo, ma bevevo sorsi di GIOIA...fatto sta che il giorno dopo eravamo di nuovo lì...e poi ancora, ed ancora....sono più di 30 anni eh!!! e quanta sete ancora...la mia vita, la nostra vita è cambiata eccome è cambiata...

La scoperta della VITA vera è la nostra benzina, è il vento che soffia sulle nostre vele, è il NOSTRO TUTTO !..anche quando la vita (quella con, i la v minuscola) ti gioca dei brutti scherzi...guai se non avessimo conosciuto prima l'Amore di Dio!!!

Grazie per tutto quello che ci avete dato,sempre, senza mai chiedere nulla in cambio,mai, solo lo spronarci ad essere creature nuove in Cristo Gesù, e a vivere il Vangelo,grazie per i sorrisi, l'accoglienza, l'amicizia, e per averci asciugato qualche lacrima!!! ma soprattutto per averci fatto incontrare l'AMORE.

Un abbraccio grande e riconoscente anche a tutti i nostri fratelli della Comunità!

 

 fratelli Paolo e Piera

 

DAMMI UNA TENDA

 

È Aprile, Aprile 2012, verso mezzogiorno; come al solito sto tornando a casa a piedi dopo essere stato con gli “amici di merende” per il consueto appuntamento giornaliero. Non so perché, ma decido di non percorrere la solita strada di sempre per il ritorno, ma prendo per il viale alberato che fiancheggia il castello, ora diventato parcheggio. Ad un tratto sento chiamare: “Amico, ami...


Circa un anno prima, primavera 2011. Io e Luisa stiamo parlando con Padre Giulio dei programmi della futura estate, quando il Padre se ne esce con una delle idee che a volte gli frullano in testa: “Questa estate sarebbe bello piazzare delle tende sul prato, sotto al crocifisso; ogni tenda una famiglia. Ci devo pensare su”. “Ecco qua”, dico io fra me e me, “Uno dei suoi soliti sogni ad occhi aperti!”, ma devo confessare che la cosa mi stuzzica non poco per cui, alla prima occasione, vado alla casa in montagna e recupero la tenda, usata una volta sola (forse nel 1990) e la porto a casa. Faccio persino una prova e la monto in sala, tranne i paletti, chiaramente. Tutto bene: la tenda è perfetta e si monta in pochi minuti; c’è spazio per tre persone. Smonto tutto e la porto in cantina.


Arriva l’estate e anche l’autunno: è vero, la tenda famiglia era solo un sogno ad occhi aperti.
…”Amico, amico”. Mi volto verso quella voce e vedo un ragazzo che viene verso di me; avrà 25-28 anni. Penso subito: “Uno dei soliti parcheggiatori abusivi che chiede qualche moneta”. La mia risposta è immediata: “Non ho moneta, esco di casa senza soldi”. “No, no” fa lui con un accento spiccatamente slavo (potrebbe essere rumeno) “Non voglio soldi, dammi una tenda! Io dormo vicino Milano, sotto un ponte, con mia moglie e mia figlia piccola, tempo brutto, freddo, dammi una tenda!”.
Sono esterrefatto: non mi ha detto: “Amico, non avresti per caso una tenda?”. Mi ha fatto una richiesta specifica e diretta: “Dammi una tenda!”.
Quando ritrovo l’uso della parola riesco a dire: “Ok, ti do una tenda, vieni qui domani a quest’ora”. “No”, dice lui, “Non so se torno domani, io aspetto qui”. Sono disarmato: “Va bene, aspettami”.


In 10 minuti sono a casa, la tenda è in cantina, la prendo, ritorno là, dove mi aspetta……… non gli ho nemmeno chiesto come si chiama. Mi vede mentre mi avvicino e mi corre incontro. “Ecco la tua tenda” gli dico. “Come ti chiami?”. “Mi chiamo Emil, e tu?”. “Beppe, Giuseppe”. “Sei un brav’uomo, Giuseppe, Dio benedica te e la tua famiglia”. “Buona fortuna Emil”.
Ci lasciamo così. Non l’ho più rivisto.
Prima di questo episodio ho rischiato in poco tempo un paio di volte la pelle con Luisa in incidenti stradali evitati ed una volta con i miei amici, andando in montagna, ma non mi è mai venuto in mente: finalmente ho capito che era ora. Mi sono procurato un cuore (per grazia ricevuta) e l’ho fatto porre accanto all’icona della Madonna della Santa Montagna, non tanto per gli incidenti evitati, ma soprattutto per l’incontro con Emil, un fratello che mi ha detto “Dammi una tenda”.


La versione di Luisa, che è molto più spirituale di me nel leggere gli avvenimenti della vita, è che Gesù si è presentato a me con il nome di Emil e mi ha detto: “Beppe, affida a me la tenda della tua famiglia, so io come usarla”.
Direi che è la spiegazione più ovvia.

Pellegrini a Medjugorie 20-24 luglio 2015

 

Ogni pellegrinaggio e' sempre nuovo e sempre diverso...Anche se si va in un luogo visitato gia' tante volte, anche se si viene accompagnati dalla stessa guida spirituale, anche se condividi l'esperienza con fratelli e sorelle che conosci e ami da tempo. Quest'anno di Medjugorie restano impresse parole che dette e ascoltate fra le aspre rocce del Podbrdo e del Krizevac risuonano piu'solenni, piu' importanti, piu' opportune. PArole legate ad esortazioni fatte o lette da padre Giulio che desideriamo presentare in estrema sintesi, riassunte da un verbo, uno solo.

 

Ecco quindi I VERBI DI MEDJUGORIE

 

SUL PODBRDO meditando col Rosario i MIsteri Gaudiosi -
- VENIRE per il Primo Mistero legato all'Annuncio
- VEDERE COL CUORE per il Secondo Mistero legato all'incontro
- ANDARE per il Terzo Mistero Legato alla nascita

Per il Quarto Mistero legato alla presentazione ho raggiunto il gruppo in sosta un po' in ritardo e non sono riuscita ad ascoltare tutto il commento e a individuare il verbo che potesse sintetizzare nella sostanza l'evento da meditare. MA il bello e' che chiedendo ad altre persone nessuna di queste si ricordava cosa fosse stato detto! Nel blocchetto degli appunti della mente e' rimasto per un giorno lo spazio bianco fino a quando e' sopraggiunta improvvisa la parola ESSERCI poiché per accogliere il nostro Gesu' che ci viene presentato.offerto dobbiamo essere anche noi presenti, davanti a Lui, con anima mente e cuore.

- PERDERSI E RITROVARSI per il Quinto MIstero legato allo smarrimento
I VERBI DEL KRISEVAC...e qualcosa in piu'!


Sul Commento alla Via Crucis letto da padre Giulio attraverso i testi del Diario di Suor FAustina Kovalska che riporta le parole dette a lei da Gesu' stesso.

1 STAZIONE - ACCETTARE ogni giudizio anche ingiusto
2 STAZIONE - APPREZZARE le sofferenze
3 STAZIONE - PROTEGGERSI da infedelta' volontarie
4 STAZIONE - AVERE ACCANTO MARIA
5 STAZIONE- SOPPORTARE LE CONTRARIETA' PER GESU'
6 STAZIONE - AVERE MISERICORDIA
7 STAZIONE- APPOGGIARSI A GESU'
8 STAZIONE - RAFFORZARE LA FEDE
9 STAZIONE - CHIEDERE PERDONO
10 STAZIONE - ESSERE UMILI
11 STAZIONE - AMARE I NEMICI
12 STAZIONE - NASCONDERSI NEL CUORE DI GESU'
13 STAZIONE - AVERE PIENA FIDUCIA IN GESU'
14 STAZIONE - COMBATTERE PER IL REGNO DI GESU'


PENSIERI E PAROLE
Riportiamo poi uno dei pensieri che hanno reso piu' leggera e non certo meno intensa la discesa dal Krisevac

Non è possibile amare Dio senza amare il suo creato. Non solo, si può affermare che, attraverso la natura, egli ci impartisca, silenziosamente, piccole lezioni di vita. Le montagne, per esempio, ci fanno distinguere la sottile differenza tra un uomo semplice ma ambizioso e un uomo arrivista e superbo. Scalando una piccola montagna come quella del Kriezevach, nonostante il cammino impegnativo, possiamo notare quanto sia bello il panorama che ci aspetta una volta arrivati in cima. Questa veduta è negata a colui che decide di intraprendere una scalata su vette più elevate, in quanto più si sale, più è difficoltoso respirare e apprezzare ciò che gli sta intorno, nonostante l’idea di aver compiuto un’impresa fantastica.

 


E concludiamo questo resoconto.testimonianza con il commento della piccola ma grande Nene,,. cosi'semplice eppure cosi' profondo cosi' appropriato al nostro pellegrinaggio come solo il cuore innocente dei piccoli puo' fare..Del resto, si sa, il Signore con la bocca dei bambini proclama la sua potenza e la sua gloria...Siamo davanti al rilievo in bronzo dell'ottava stazione della Via Crucis.La scena raffigura Gesu' carico della Croce che incontra le donne e fra queste spicca la figura di Sua madre. Dietro e intorno a Lui uomini brutti, minacciosi, aggressivi. Nene nota che fra il Figlio e la Mamma non ci sono parole ma solo uno scambio di sguardi e un gesto: Gesu' tende la mano verso di Lei...Anche il nostro cammino, interpreta quindi la piccola grande Nene, deve essere fatto sempre tendendo la mano a MAria.


Pace e bene a tutti, col cuore Ci


 

 

 

 

 

PELLEGRINAGGIO AD LA VERNA-ASSISI-SANTA RITA-COLLEVALENZA
DAL 7 AL 12 APRILE 2015
 
E' BELLO RACCONTARE:
 

 

Grazie! E’ questa la prima parola che le nostre labbra possono pronunciare, questa la parola che traduce il sentimento di noi pellegrini al ritorno dalla pacificante terra di Santo Francesco e da tutti quei luoghi di santità che abbiamo percorso e che ci hanno accolto beneficando le nostre vite.
Il pellegrinaggio, dal 7 al 12 aprile, alla guida padre Fabrizio Carli, ha visto coinvolte, in un’armonica compagnia, circa una settantina di persone, fra chi ha viaggiato in pullman, chi nelle auto e chi ci ha raggiunto in alcune tappe del nostro percorso. Famiglie giovani e non, coppie, persone sole, anziani, ragazzi e bambini, in parte provenienti dalla Parrocchia di Montrigiasco e in parte dalla Comunità francescana della Santa Montagna di Arona.


Possono persone che non si conoscono scoprirsi fratelli, possono fratelli che si conoscono scoprire realmente quale dono grande Dio ha nascosto nella fraternità? Sì! Questo sicuramente è il frutto che tutti abbiamo potuto gustare, dopo averlo visto sbocciare e crescere giorno per giorno, nella settimana dell’Ottava di Pasqua, momento dopo momento, attraverso lo stare insieme nel “cammino”, nella lode e nella preghiera, nella celebrazione dell’Eucarestia e nella condivisione dell’esperienza, nel “raccontarci” a tavola, nell’aprirsi allo stupore delle realtà che abbiamo incontrato, nel canto e nell’allegria, nei piccoli gesti reciproci di affetto, di premura e di riconoscenza.
Tutto era già scritto! Mi verrebbe da dire così ripensando al primo approdo di questo nostro “santo viaggio”. La Montagna della Verna. Dopo le ultime ore della notte trascorse in viaggio, dalla partenza in Villa Picco, abbiamo raggiunto la prima tappa del nostro pellegrinaggio poco prima delle 11, in tempo per la Santa Messa celebrata nel Santuario. In quella natura così cara al poverello di Assisi che lì si rifugiava nei suoi lunghi periodi di preghiera e digiuno e dove da Gesù ebbe impresse nel corpo le sue stesse ferite della passione, ad accogliere noi pellegrini è stata (certamente inaspettata!) una bufera di neve. Vento gelido e neve sottile e sferzante, su stradine e viottoli ghiacciati, ci hanno accompagnato fino al santuario… Quando però tre ore dopo siamo ripartiti, il ghiaccio non c’era più, sciolto da un sole splendente che aveva tutto il sapore di una grande promessa… La fatica dell’andare, la fatica del camminare nelle difficoltà e nei disagi della vita, se affrontata con il Signore e per il Signore, se condivisa con chi cammina con noi, si trasforma in speranza e letizia! Proprio come chi, recita un salmo: “Nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni”. E così, dal monte della Verna è partito il nostro viaggio, con nel cuore le parole del Vangelo lì proclamato e che ci ha portati con Maria di Magdala davanti al sepolcro vuoto ( “Donna, perché piangi?”…),ed è proseguito, tappa per tappa, quasi un percorso spirituale donatoci dalla Provvidenza…


La Porziuncola. Lo splendore di Santa Maria degli Angeli ci aspettava mercoledì mattina; la grande basilica, come “manto” della Mamma Celeste, ci ha raccolti e siamo entrati fin dentro il cuore dell’esperienza francescana, in quel gioiello di piccolezza che spalanca le porte dell’Infinito: la chiesetta della Porziuncola. Qui il perdono, la conversione, la salvezza; per noi, per i nostri defunti, per le anime che in Purgatorio aspettano ancora che la Misericordia di Dio colmi ciò che ancora manca alla felicità senza fine! Che dono grande, ottenuto da San Francesco per tutti gli uomini! Nell’Eucarestia, celebrata da padre Fabrizio in quel luogo santo, il mistero di tale Grazia ci ha avvolti. Quale commozione! Il desiderio di ottenere perdono e la certezza dell’Amore del Signore, che viene a noi nella persona di Gesù, riconosciuto “allo spezzar del pane” proprio come per i discepoli a Emmaus, incontrati nel Vangelo, ci hanno fatto “ardere il cuore”…


Che bello, poi, proseguire la giornata visitando Rivotorto, il luogo alla periferia di Assisi dove un Santuario francescano custodisce il “Sacro Tugurio”, piccoli ripari in pietre dei contadini, dove Francesco dimorò per qualche tempo con i suoi primi compagni, prima di trasferirsi alla Porziuncola. In questa “dimora” povera e senza nulla visse Francesco con i primi fratelli, condividendo con loro la preghiera, la fame, il servizio agli ultimi, e “sfogliando” ( come lui stesso diceva)l’unico libro che possedevano, ovvero una Croce in legno, davanti la quale sostavano, per poi andare a servire i più poveri di loro e i malati nel non lontano lebbrosario.
Con gli occhi e il cuore ricolmati di tali suggestioni, noi pellegrini abbiamo quindi raggiunto la Basilica di San Francesco, immergendoci nella bellezza dell’architettura e degli affreschi che conducono fino allo scrigno che custodisce il corpo del nostro fratello santo Francesco, davanti al quale abbiamo sostato in confidente preghiera.
Qui, alla Tomba di San Francesco, il mattino dopo, giovedì 9 aprile, abbiamo vissuto la Santa Messa, celebrata da padre Fabrizio in un clima di profondo raccoglimento e gratitudine per quanto il Signore stava compiendo per noi! Nel Vangelo proclamato Gesù, il Risorto, appare ai discepoli, “stette in mezzo a loro e disse: Pace a Voi!”. E noi pellegrini ci siamo sentiti destinatari e “testimoni” , proprio come dice la parola, di tale Salvezza!


Così, ecco ancora una tappa del nostro percorso spirituale, personale ed insieme di fraternità, che ci ha spinti, nella luce della Pasqua, ad immergerci nella Misericordia di Dio… E’ quanto abbiamo vissuto nel pomeriggio, recandoci a Collevalenza, nel santuario dedicato all’Amore Misericordioso di Dio, al quale la Beata Madre Speranza, anche lei come San Francesco stimmatizzata, dedicò la sua vita, ottenendo dal Signore Gesù grazie di conversione e di guarigione. Immergerci nell’acqua delle piscine, acqua sgorgata, dove ora sorge il Santuario, per volere del Signore dal cuore profondo di quella terra che era arida, è stato abbandonarci nell’oceano dell’Amore di Dio…


Quarto giorno del pellegrinaggio, 10 aprile: ci aspettava la luce di San Damiano. Qui, a un Francesco ventenne che in quella chiesetta chiedeva insistentemente a Dio di illuminare il suo cuore, dal Crocifisso dipinto arrivò la Voce, la chiamata, la sua Vocazione. Nella Celebrazione Eucaristica, padre Fabrizio ha ricordato la sua “chiamata”, ha invitato a pregare per i consacrati e le consacrate, per i sacerdoti, per le vocazioni che Dio vorrà donare alla Chiesa e alla nostra Comunità francescana, ricordando in particolare sull’altare i due “nostri” giovani già in cammino vocazionale. Eppoi, per tutti noi! Per ricordare la nostra “vocazione”, noi chiamati alla sequela di Cristo, e richiamati dal Vangelo lì proclamato ad accorgerci della presenza di Gesù accanto a noi, del Risorto che si affianca a ciascuno e a tutti nella quotidianità; anche quando, magari perché gettiamo la rete dalla parte sbagliata, restiamo a mani vuote!
I volti, gli occhi di noi pellegrini dopo la Messa e la visita a San Damiano, nel piccolo monastero dove ancora si sente viva, con Francesco la presenza di Chiara e delle Povere Dame, hanno parlato più di tante parole e con i cuori predisposti alla Sua Voce, abbiamo continuato nel pomeriggio il nostro cammino sui sentieri dell’Eremo delle Carceri, per poi continuare la nostra personale preghiera davanti al Crocifisso che parlò a Francesco nella chiesetta di San Damiano e che oggi è custodito nella Basilica di Santa Chiara.


Quanta ricchezza di grazia, per un pellegrinaggio che doveva ancora riservare sorprese di Bellezza, come solo il Signore sa fare! Sabato 11 aprile ci ha accolti il monastero di Santa Rita da Cascia, dove abbiamo partecipato alla Messa nel Santuario, felici di incontrare nel nostro viaggio un’altra “amica”. Di lei testimoniano i luoghi che abbiamo potuto visitare nel monastero prima, e poi a Roccaporena, suo paese natale: lei, figlia docile, poi moglie e madre amorevole e paziente, e poi infine suora consacrata, con la sua vita ci insegna come l’amore, l’obbedienza, l’umiltà e la fedeltà all’Amore di Gesù e le sofferenze offerte con Lui sono capaci di rendere donne e uomini santi, e testimoni che fanno più bella la vita di chi con loro si incontra!
Il saluto ad Assisi, sabato sera, lo abbiamo dato recandoci nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, gremita di persone e… di angeli, dove è stato recitato il santo Rosario prima della grande fiaccolata. Un momento intenso e commosso di preghiera vissuto con tutta la Chiesa, che si è poi concluso con il passaggio, di tutti noi pellegrini, nella Porziuncola…


La domenica della Divina Misericordia, lasciata ormai Assisi per far ritorno alle nostre case, ci ha visti tornare e sostare a Collevalenza, per partecipare alla Santa Messa nel Santuario dell’Amore Misericordioso.
E’ Lui che ha accompagnato tutto il nostro viaggio; è Lui, Dio Amore, che sempre accompagna il nostro cammino nella vita. Lo ringraziamo dal profondo del cuore per tutto ciò che ogni giorno ci dona, e per come di questo Amore ci ha fatto fare memoria in questo tempo vissuto da pellegrini, dietro Gesù, sulle orme di Francesco.
Il grande sole di un tramonto meraviglioso che ha salutato la fine del pellegrinaggio ci ha ricordato la gioia dell’attesa per un altro giorno bello, e un altro e un altro ancora, sempre nuovo, che verrà.

Jole

 

PELLEGRINAGGIO A LAUS E LA SALETTE
TESTIMONIANZA
40 KM DI ARCOBALENO

 

 

Bello, nitido, grande, tanto vicino e incredibilmente presente per ben 40 km....è l'arcobaleno che ci ha accompagnato e deliziato sulla strada del ritorno verso Villa Picco, a casa. Un segno armonioso e colorato di quanto Dio non si stanchi mai dell'uomo...Per noi pellegrini che venivamo da LAus e da LA Salette un'emozione forte: ancora una volta il Cielo manifesta in modo tangibile, evidente quanta attenzione ha per noi! Il nostro arrivo a La SAlette è stato un po' avventuroso, anche se la Provvidenza non ci ha certo abbandonato e lo spettacolo di una natura montana lussureggiante e maestosa ha appagato gli occhi e attenuato la vertigine dell'altezza. Ma il Santuario-caserma dove la MAdonna in lacrime è apparsa a 2 pastorelli trasmette un senso di immobilismo, di freddezza e lascia nell'animo perplessita' e una certa inquietudine ...forse complici un cielo plumbeo e sacerdoti irreggimentati...


La nostra presenza a LAus invece è stata segnata da un sole caldo, da un profumo delicato e penetrante e da una atmosfera serena, semplice ma intensa..doni della nostra Mamma Celeste che quasi 4 secoli fa è apparsa alla giovane Benoit per 54 anni! 1664 la prima apparizione, così lontana nel tempo eppure ancora oggi cosi' vicina..e viva.... Il messaggio ancora una volta invita alla conversione, alla riconciliazione con Dio. Qui Maria e' refugium peccatorum e quindi una madre che con tenerezza ma con fermezza si occupa e si preoccupa dei suoi figli, stanchi, piegati dalla sofferenza e dal peccato... Ma non si stanca la Mamma Celeste di prenderci per mano e guidarci verso Suo Figlio. Ci accompagna sempre, per un percorso ben piu' lungo dei 40 km. del nostro meraviglioso arcobaleno!

Ci accompagna per tutta la vita, col suo cuore giovane e palpitante, col suo sorriso dolce e con il suo profumo che sa di amore e di eternita'.
Pace e bene Ci (settembre 2014)
 

 

 

 

 

TESTIMONIANZA DI DUE FRATELLI

 

Quanto grande è l'agire dell'amore di Dio...!

 

Quando mi è stato chiesto di scrivere una testimonianza sul nostro percorso di conversione… mi sono chiesta: “come fare a selezionare e a riassumere tutte le meraviglie che il Signore ha fatto e sta facendo nelle nostre vite! Soprattutto quale parte della nostra storia potrebbe essere d’aiuto ai nostri fratelli?”
Credo che la nostra storia di conversione sia iniziata fortemente circa tre anni fa quando incontrammo P.Fabrizio che venne a benedire la nostra casa, nella quale ci eravamo trasferiti da circa tre mesi. Finalmente un sacerdote si avvicinava a noi anche se non eravamo in regola secondo le leggi della Chiesa!


Il suo ingresso nella nostra nuova casa ci ha fatto sentire accettati e amati da Dio… e da allora ogni cosa è stata nuova! Ogni giorno ringraziamo il Signore x aver posto sulla nostra strada un suo servo che ci ha insegnato con l’esempio della sua vita a rendere concrete le parole che escono dalle nostre bocche.
Oggi siamo felici, dopo anni di convivenza, di aver cominciato a comprendere l’Amore di Dio per noi e di aver risposto alla vocazione alla quale siamo stati chiamati decidendo di ricevere il sacramento del matrimonio.
La nostra storia ha inizio il 13 ottobre 1995, dopo quattro anni dal nostro incontro e innamoramento abbiamo scelto la strada della convivenza… per una serie di motivi non siamo mai arrivati ad unirci in matrimonio, né religioso né civile, ed oggi capiamo quanto il Signore, nella Sua infinita pazienza, abbia voluto prepararci ad accogliere consapevolmente il Suo progetto su di noi e quanto il Suo giogo sia dolce e mai ti dà cose che non sei in grado di gestire. C’è stato un momento che abbiamo desiderato sposarci in chiesa perché ci sembrava giusto farlo, o perché ci veniva chiesto da parenti e amici ,ma non per far entrare il Signore nella nostra vita insieme! Infatti in quegli anni eravamo entrambi lontani da Dio!


Andavamo a messa solo a Pasqua e a Natale, rientravamo anche noi nel gruppo di pasqualini e natalini come ci soprannominava il parroco! Paolo aveva delegato me a contattare il sacerdote, ma la mia paura nell’incontrarmi col parroco del paese dove abitavamo ai tempi mi faceva rimandare sempre al giorno dopo… avevo paura dei suoi commenti sulla convivenza, sulla non frequentazione della chiesa… insomma pensavo di dover cambiare, di dover essere perfetta prima di potermi avvicinare di nuovo alla chiesa… ma come fare a chiedere perdono quando non ci si sente in colpa?
Nel frattempo, per una serie di problemi , c’è stata una forte crisi tra noi che ci ha tenuti lontani per qualche tempo… in quel periodo di buio, di tristezza, di sconforto, di dolore, io mi sono ritrovata circondata da angeli che mi riavvicinavano a Dio e alla Chiesa… e più stavo male e più Dio mi aiutava. In quegli anni ero assillata dal denaro, la mia mente era schiavizzata da tutto ciò che girava intorno ai soldi…ricordo chiaramente il giorno in cui scoppiai a piangere presa dallo sconforto per l’incapacità di assolvere ai miei doveri di tipo economico e dissi: “Signore io non ce la faccio da sola… aiutami tu… sono solo soldi… mantienimi in salute e donami la forza e il lavoro e che si faccia non la mia ma la Tua Volontà!”. Da quel giorno il mio rapporto col denaro mutò radicalmente e la cosa più importante divenne camminare nella volontà di Dio… una gran Pace mi entrò nel cuore… dovevo e volevo fidarmi di più di Lui e per fidarmi dovevo e volevo conoscerLo più profondamente!


Ogni volta che penso a quel periodo il mio cuore esplode in un ringraziamento a Dio per tutta la sofferenza che ho vissuto, perché senza quel dolore nel cuore non avrei sentito la presenza di Dio nella mia vita. La lotta più difficile è stato constatare che nel mio cuore non c’erano sentimenti di odio, di rancore, ma solo un grande Amore… e facevo fatica a capire il perché e da dove venisse! La mia testa mi suggeriva che un atteggiamento duro, astioso avrebbe giovato maggiormente al mio spirito, mi avrebbe dato più soddisfazione!
In quel periodo comprai la Bibbia che diventò il mio libro compagno, l’avevo sempre con me perché nella Sacra Scrittura trovavo le risposte, nelle omelie di Don Aldo, il sacerdote anziano che da tanti anni chiedevo di poter incontrare per riavvicinarmi alla Chiesa(ricercavo saggezza nell’anzianità..) e che il Signore volle donarmi proprio in quel periodo… tutto questo mi faceva desiderare di passare sempre più tempo con Gesù , nella preghiera, nell’eucaristia e nella riconciliazione. Dopo circa vent’anni di lontananza un forte desiderio di confessarmi mi invase cuore e mente per poter ricevere il Corpo di Gesù! Non capivo da dove arrivasse tutto ciò, ma mi lasciavo portare…


In pochi mesi il Signore aveva trasformato il mio cuore, aveva cambiato i miei interessi, aveva immesso in me il desiderio che si compisse sempre e solo la Sua Volontà, aveva cambiato il mio modo di vedere, di ascoltare, di parlare, di amare!
In quegli anni il mio amore per Gesù si è trasformato tanto da desiderare di passare dalla teoria alla pratica e con l’arrivo nella nuova casa di rendere concreta la Parola di Dio.
Paolo nel frattempo ha vissuto la sofferenza del nostro allontanamento come pura sofferenza e non vedeva l’intervento di Dio, convinto di essere lui regista e attore della sua vita e responsabile della mia!
Per Grazia di Dio la nostra crisi si esaurì e tornammo a vivere insieme. Paolo si è trovato in un’esperienza di conversione totalmente diversa dalla mia… per stare al mio fianco si è trovato immerso concretamente in opere e successivamente anche il suo cuore, piano piano, si è innamorato di Gesù.
IL Signore ha aperto il suo cuore attraverso le omelie di P. Fabrizio tanto da fargli desiderare di andare a messa, anche senza di me, per il desiderio di approfondire la conoscenza di Gesù e soprattutto ha creduto all’esistenza di Gesù!
Anche se il Signore ci ha chiamati in tempi e modalità diverse, ciò che ha unito maggiormente i nostri cuori nell’amore di Gesù, tanto da portarci a desiderare di ricevere il sacramento del matrimonio, sono state l’Accoglienza e la Misericordia sperimentate attraverso la presenza di P. Fabrizio e di tutta la comunità che ci hanno accolti e accettati così come siamo.


Attraverso il ministero di P. Fabrizio abbiamo sentito come Gesù accoglie i peccatori e li abbraccia senza aspettare che siano santi. Così noi abbiamo iniziato ad amare Gesù così come eravamo, senza aspettare di essere perfetti e qualcosa si è trasformato nei nostri cuori e ci ha fatto accogliere l’invito di P. Fabrizio a considerare di vivere la nostra vita di coppia con più responsabilità e maturità.
Siamo arrivati a desiderare di unirci in matrimonio davanti a Dio perché abbiamo compreso che la nostra vita lontano da Dio sarebbe stata una vita presuntuosa. Noi abbiamo scelto di accettare la vocazione alla quale siamo stati chiamati seppure nella nostra pochezza. I nostri limiti li offriamo con sincerità e, nella gioia dell’amore di Gesù e di Maria, ci lasciamo condurre nella Pace della Loro presenza.
Dopo 15 anni di convivenza abbiamo così deciso di rispondere alla chiamata di Dio per sigillare la nostra unione nel Suo Amore. Desideriamo vivere obbedendo alla legge di Dio. Il Signore ci ha preso per mano e ci ha condotti verso il sentiero che Dio Padre ha pensato per noi.....abbiamo dovuto immergerci nelle difficoltà, impregnarci di dolore per comprendere che la via che stavamo seguendo ci avrebbe portato verso il nulla!
Nel dolore, nella delusione, nel crollo dei nostri progetti lontano da Dio abbiamo sentito il dolore del peccato, la delusione del tradimento che deve aver vissuto Gesù... e per grazia ci è stato concesso di comprendere le parole " allontana da me questo calice...non la mia ma la Tua Volontà..."! I nostri progetti senza Dio non avevano valore... Capivamo piano piano che il dolore ci stava trasformando... e i nostri occhi vedevano i fallimenti come opportunità... i nostri orecchi ascoltavano più profondamente le esigenze del prossimo, i nostri cuori si dilatavano all'amore di Gesù.
Abbiamo compreso che la nostra unione con Gesù nel cuore è più fruttificante, più matura. Eravamo a digiuno da tanti anni dal corpo di Cristo e dalla Sua parola! Nella Sua Misericordia il Signore pazientemente ci istruiva.. e senza che noi ci rendessimo conto...ci innamoravamo di alcuni concetti e ne gustavamo la sorpresa di ritrovarli spesso nelle nostre giornate....poi in seguito ne capivamo l'importanza.... Come quando Fede Speranza Carità erano diventate le fondamenta delle nostre nuove vite, senza sapere che fossero le virtù teologali!
Ora con la Gioia e la Pace di Dio nel cuore possiamo dire:" Grazie Signore per tutto quello che ci hai donato, ci doni e ci donerai e per tutto quello che non ci hai donato, non ci doni e non ci donerai..."


L’amore che ci unisce oggi è più incline ai sentimenti d’amore che ci insegna Gesù. E’ un amore generoso, benevolo, mite, dolce, gioioso, semplice, forte che ci stimola a ricercare sempre la Volontà di Dio Padre anche quando non la comprendiamo e apre i nostri cuori ad essere collaboratori di Cristo per la venuta del regno di Dio. ComeMaria vogliamo dire il nostro “SI’” davanti a Dio affinché si possa compiere in noi la Sua Opera e nella vita di ogni giorno essere attivamente parte del Corpo Mistico di Gesù.
Ringraziamo di cuore P. Fabrizio che attraverso di lui abbiamo cominciato a conoscere l’amore di Dio, la misericordia di Dio e la casa di preghiera di Villa Picco “ Santa Montagna”, veramente luogo di pace. Ringraziamo tutti i nuovi fratelli che abbiamo conosciuto in Villa Picco, nei vari incontri di preghiera e fraterni : attraverso di loro abbiamo sentito la presenza di Gesù e di Maria.
 

Grazie Gesù e maria

                                                                                                                   P-M

 

 

Testimonianza di Alma

 

L’OPERA DI DIO E’ DEGNA DI MOLTA LODE

 

Giunsi a Villa P. Picco nel 1990, in un momento per me triste e doloroso per la malattia di papà.

Fui invitata da Giuseppina, buona samaritana che frequenta la Casa di Preghiera e che, vista la mia disperazione e la mia lontananza dalla fede, mi raccontò tutte le meraviglie che lì si vivevano, dalle preghiere di guarigione e intercessione, all ' Eucarestia, agli insegnamenti, ai momenti fraterni.

Faticavo a credere quanto Giuseppina raccontava perché, per me, Dio era molto lontano, mi sembrava che non si occupasse dei problemi miei e degli uomini; quanta ignoranza e povertà di spirito! Tuttavia le parole di Giuseppina non mi erano indifferenti e, per mio papà, avrei fatto qualsiasi cosa, quindi la seguii a Villa Picco.

 

Era mercoledì, giorno in cui si teneva l' Adorazione Eucaristica pomeridiana alla quale seguiva la recita del rosario e la celebrazione della S. Messa.

Entrai nel cortile e vidi in lontananza due occhi che mi scrutavano, era Padre Giulio, Il Padre fondatore. Entrai nella cappellina e mi sedetti come inebetita, con il cuore gonfio di dolore, davanti al Santissimo, non sapevo neanche che cosa stessi facendo. Durante la pausa, sempre in cortile, mi si avvicinò Giacomina che, con parole di incoraggiamento, mi fece dono di un'immagine con l'effigie di Gesù e una preghiera di Padre Tardif, poi mi venne incontro Nilde che mi diede conforto con parole gentili.

Andai a casa molto frastornata e, nei giorni che seguirono, il mio pensiero andava a Villa Picco, alle parole di P. Giulio ascoltate durante l'omelia e a quelle di Giuseppina, di Giacomina e di Nilde e mi chiedevo: ''Ma tutto quello che ho sentito sarà vero?''.

Insomma il Signore mi stava aiutando perché, pensando a Villa Picco, io mi sentivo meno sola nel mio dolore. Pensavo alle persone che là avevo incontrato, alla gioia e alla luce che brillava nei loro occhi. Sì, le osservavo mentre uscivano dalla cappelletta e avevano tutte uno sguardo luminoso e gioioso: io non avevo mai visto tanta gente, tutta insieme, con quella luce negli occhi.

Nel frattempo la malattia incurabile di papà avanzava ed un sabato, dopo una settimana trascorsa a pensare ad una terapia del dolore, come molti miei conoscenti mi consigliavano, presi parte alla S. Messa a Villa Picco con l'intenzione di iniziare la terapia per papà il lunedì successivo.

La mia partecipazione all'Eucarestia era sempre abbastanza inconsapevole, ma quel sabato, quando tornai a casa, papà era sorprendentemente sereno e non si lamentava per il dolore per cui abbandonai la mia idea circa la terapia e, da P. Giulio, in seguito, fui aiutata a capire che Gesù, sollevando papà dal dolore, impediva che un qualcosa contrario al Suo volere si compisse.

Io, nonostante tutto, speravo sempre in una guarigione di papà, ma un sabato ancora una volta durante la S. Messa, grazie alle parole del sacerdote, sentii nel cuore la certezza che papà non sarebbe guarito, provai tristezza, ma contemporaneamente una grande pace scese in me, in quella pace, durante l'Eucarestia, riconobbi l' amore di Gesù.

 

Quel giorno fui certa della serietà di Villa Picco non era un luogo in cui si illudevano e si prendevano in giro le persone, come qualcuno sosteneva per squalificare l'Opera di Dio, ma un luogo in cui si aiutavano le persone ad ospitare Dio nella loro vita e ad accettare sempre la sua volontà. E la mia conversione avveniva a poco a poco. Forse cominciavo ad accettare che mi dovevo fidare del Signore. Le parole di P. Giulio che ascoltavo durante le omelie furono sempre più preziose perché mi erano di guida e di consolazione. Erano parole ''speciali'' che avevano una particolare risonanza nel cuore. Più tardi capii che era lo Spirito Santo a renderle tali, capii che Padre Giulio aveva in dono Carismi importanti per la conversione di tutti e che le molte guarigioni, a cui anch'io assistetti, confermavano l’ opera e la Parola di Dio.
Un giorno Giuseppina, l'angelo che Dio mi aveva messo accanto, mi disse che non bastava pregare, ma che sarebbe stato necessario anche far celebrare una Messa per papà. Mi rivolsi a Lorenzo, il ragazzo che allora studiava per diventare sacerdote (ora Padre Lorenzo), il quale chiese a Padre Giulio di celebrare questa Messa; ma passavano i giorni e Lorenzo era sempre molto reticente e non mi rivelava la data fissata.

Poi, vista l'insistenza mia e di Giuseppina, un giorno disse: ''Se proprio lo volete sapere, P. Giulio celebrerà la S. Messa il 31 luglio''. Mio padre morì il pomeriggio del 31 luglio proprio mentre a Villa Picco si celebrava la S. Messa per lui.

Di questo non posso far altro che ringraziare il Signore e il Ministro che attraverso la sua persona ha reso Gesù vivo ed operante qui sulla Terra, in Villa Picco, in mezzo a noi, per la nostra conversione e salvezza. Questa era ed è la volontà di Dio.


Stava concludendosi il 1990, il decimo anno sociale di Villa Picco e il mio primo anno di frequenza alla Casa. A conclusione delle attività estive, papa Giovanni Paolo II, che aveva conosciuto Padre Giulio e l'esperienza di Villa Picco, inviò un Cardinale come suo Vicario a celebrare la S. Messa nel giorno di chiusura. Io, da neofita, appena tornata alla fede dopo anni di lontananza dal Signore, nonostante i Sacramenti ricevuti da bambina e gli anni trascorsi presso le suore del mio paese, mi chiedevo ingenuamente: ''Perché il clero locale snobba l’esperienza di Villa Picco e ne scoraggia la partecipazione nonostante il Papa, sicuramente dotato di discernimento, abbia incoraggiato P. Giulio ad andare avanti?''.

Pensavo a quanto bene si sarebbe potuto fare alle persone che avevano bisogno di incontrare il Signore e invece venivano tenute lontano... Ora, persa l’ingenuità di un tempo, per carità cristiana preferisco non rivolgermi più tali domande, anche se alcune cose vanno dette come testimonianza alla verità che noi frequentatori perseveranti di Villa Picco ben conosciamo.


Il mio cammino a Villa Picco proseguiva e nell'anno 1991 ci fu per me la stupenda avventura del ''seminario di vita nuova'' con la conseguente preghiera di effusione dello Spirito Santo che avvenne il 17 novembre. Ricordo l'entusiasmo gioioso con cui, in gruppo, per prepararci, ci si incontrava ogni sabato per l'insegnamento, la preghiera e l'Eucarestia; era bello scoprire insieme come lo Spirito Santo stesse cambiando a poco a poco la nostra vita. Si stava aprendo davanti a noi la prospettiva di una vita nuova e luminosa.

Ricordo il giorno dell'Effusione con il ritiro fin dal mattino e, nel pomeriggio, la preghiera di effusione dello Spirito Santo seguita dalla Santa Messa. Provo una grande gioia ancora adesso nel ricordare quei momenti: Mamma Maria era la ''madrina'' che pregava per me, lo Spirito Santo, sotto la grande tenda in cui eravamo, era una presenza viva tra i canti in lingue e le preghiere, i cuori erano gonfi di gioia, io mi sentivo leggera e libera, libera dal giudizio degli altri, vivevo la ''sobria ebrezza dello Spirito'', avrei potuto anche avere i capelli ritti in capo o camminare sulle mani che non mi sarebbe importato di quello che gli altri avrebbero pensato di me. Ma la cosa più bella era che sentivo Gesù molto molto vicino e, nei giorni che seguirono aumentava il desiderio di preghiera, di dialogo con Lui; ero attratta dalla Parola di Dio e da tutte le icone, le osservavo e mi parlavano, cominciai a riempire la mia casa di queste sacre immagini e a leggere tutti i libri in cui potevo vedere riflessa o ampliata questa esperienza spirituale.

Scoprivo una nuova vita, il vuoto angosciante che un tempo avevo nel cuore e la solitudine che provavo erano scomparsi. Iniziai una vita di conversione, cambiai abitudini e un po' alla volta gli amici di un tempo si allontanarono e ne conobbi di nuovi, quelli che ora volentieri chiamo i fratelli nella fede e che mi sono di aiuto nel cammino. Conobbi l’esempio di vita di San Francesco e la sua spiritualità. Scoprii Dio come Padre, mi resi conto di avere un Padre grandissimo, infinitamente buono, che mi amava e mi ama di un amore immenso e che mi avrebbe sempre amata e protetta nonostante le mie cadute e debolezze.

 

Vivevo finalmente una vita degna di essere vissuta, quella del cristiano. Villa Picco per me era ed è, un'oasi felice in cui si trova tutto l’aiuto necessario per attingere l’acqua viva che disseta per sempre. Il solo pensiero di questa Casa di preghiera mi dà gioia e sicurezza perché so che lì trovo il Signore e posso dire anche agli altri: ''Venite e vedete!''; so che lì c'è una Comunità estremamente viva che prega e che ad essa mi posso unire e che le preghiere dette con i miei fratelli sono gradite al Signore; so che lì trovo insegnamenti edificanti e le giuste attenzioni dei fratelli e dei sacerdoti che mi guidano nel cammino spirituale.

Sono ventitré anni che frequento la Casa e posso dire che il cammino di conversione non finisce mai: la strada è irta e la battaglia è dura soprattutto quella contro noi stessi, il nostro orgoglio e le nostre presunzioni; ma con Gesù nel cuore non temiamo più nulla.

Chi non ha resistito a Villa Picco penso sia chi non ha accettato le correzioni e non abbia avuto l'umiltà di mettersi in discussione per aprire il cuore al Signore. L'Opera della Santa Montagna, in Villa Picco è una cosa meravigliosa.

Si parla da anni di nuova evangelizzazione, si tengono convegni, studi, dibattiti per cercare di iniziare questa nuova evangelizzazione, mentre a Villa Picco la si vive da più di trentatré anni. Se guardo a ma e ai miei fratelli penso: quante esistenze recuperate!

Quante anime riportate alla vita! Quante persone riportate ai sacramenti e alla Chiesa! Questa è la bellezza di Villa Picco! E si può contrastare l'opera del Signore ma non si riesce a distruggerla finché ci sono persone disposte ad affidarsi a Lui e a spendersi nella verità.
A.C.
 

 

 

TESTIMONIANZE
VILLA PICCO: Una lanterna per chi ha bisogno di riposare l'anima

 
Quando sono andata a Villa Picco, in questa estate del 2013, non avevo avuto tragedie come la morte di un figlio o un familiare con un cancro, o un grave lutto. Avevo solo la fede che Dio mi aveva fatto sudare, “macinandomi come un chicco di grano” per molto tempo e non sapevo dove questa portasse. Il primo sabato di permanenza nel capannone durante la preghiera, ascoltando le toccanti testimonianze mi è venuto da dire a Dio tra me e me: mi devo sentire in colpa Dio perché non ho un cancro? Allora Dio perché ti sei scomodato a rigirare la mia vita da cima a fondo per lungo tempo quando ti imploravo e supplicavo senza avere da Te nessuna risposta?. Però il caso o il volere di Dio mi ha fatto ripartire da quel posto speciale, per spingermi a dare risposte più profonde alla mia vita. Durante i nove giorni di permanenza, ho incontrato persone meravigliose che non mi mettevano etichette, ma con l’esempio mi facevano sentire figlia di Dio e a partire da questo “preziosa”. Qualsiasi fosse il mio carico di sofferenza piccolo o grande. Ogni esperienza è diversa e purtroppo la bellezza di quel posto non si può trasmettere facendolo sentire agli altri. La bellezza di Villa Picco è che lì veramente c’è una spiritualità vera, non inculcata perché a parte il rispetto che è il principio basilare di qualsiasi rapporto umano, lì prima di tutto sei una persona fatta “ad immagine e somiglianza di Dio”. Lì Dio mi aspettava per farmi vedere la parte della mia vita mancante, per mettermi ancora dei paletti. Poi una volta ritornati a casa, e alla vita di sempre si può decidere di “riparare” quello che ti ha portato lì o no, di colmare quello che se ti metti in ascolto il buon Dio ti fa vedere. Dio mi ha aspettato ad Arona, per farmi vedere che non gli bastava che dopo tante preghiere dette in momenti non facili avessi trovato la fede, ma voleva che cercassi di ritrovare la mia vita.

 

A Villa Picco Dio mi ha voluto talmente bene che è come se mi avesse detto: “ tu ancora non te ne rendi conto ma io sono un padre”. A me non basta che i miei figli abbiano la fede, ma voglio che con quella siano felici sulla terra. Per questo mi aspettava lì in quel luogo, il cui indirizzo l’ho preso per caso anni prima, durante un servizio trasmesso la sera tardi su TG2 tante storie. Durante questo servizio, avevano fatto vedere altri luoghi simili a questo in varie parti d’Italia. Mi ero appuntata l’indirizzo di quel posto per caso, e quando l’ho ritrovato mi era rimasta solo la sensazione bella della testimonianza di una signora che vive lì. Nient’altro. L’uomo pensa di bistrattare la propria vita e non doverci mai fare i conti. Ma non è così. Quante persone, compresa io, hanno provato il buio dell’anima, anche se all’apparenza non hanno problemi! Quel buio che nessuno capisce e che se non risolvi non sarai mai felice né con Dio e né senza Dio. In quel posto a me speciale, c’era la mia vita. Una frase che mi sono sentita dire spesso a Villa Picco, è “se sei arrivata qui è per una “chiamata””.

 

Quando sono andata via a quelle persone gli ho dato ragione. Il primo ed il secondo giorno sinceramente da scettica no, ed anzi quella frase tra me e me mi faceva sorridere, ma poi mi sono ricreduta. A Villa Picco mi sono permessa di piangere nei momenti di sconforto, senza essere giudicata. Sembrerà una cosa stupida ma con quanti nella vita quotidiana puoi permetterti di farlo? Nella vita non è ammessa la sofferenza. Villa Picco è stata per me come una lanterna, e da quella lanterna sono ripartita per illuminare la mia sofferenza, per fare luce su qualcosa che non andava. La mia vita disintegrata sta ancora qua, ma da Villa Picco è partita la speranza che se riuscirò a fare pace con alcune cose, ogni volta che ritornerò lì, e vi assicuro che ci ritorno, saprò portare un po’ di luce. Allora sarà ancora più bello condividere tanta accoglienza, la fraternità vera che come si respira in quel posto non si respira da nessuna parte. Ringrazio Dio perché è un dono che non ha prezzo. E’ un dono respirare il rispetto vero e la fede che lì è bellezza e gioia e che tutti decantano, ma che pochi sanno dare veramente. Ringrazio le persone che ho incontrato lì, che ti rimangono nel cuore e che ricorderò sempre nelle mie preghiere. Un'altra cosa è vera e purtroppo si deve provare di persona.

 

Chi è andato lì per la prima volta ci ritorna. Io ho sempre viaggiato, pensando alla destinazione seguente quando la vacanza ancora non era finita. Nella mia vita prima di allora non avevo mai ringraziato Dio quando i miei programmi erano andati in fumo, per mancanza di denaro. E’ stata una “pausa” straordinaria perché Dio mi ha fatto toccare con mano che le sue vie non sono le nostre vie ma più belle, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri ma più grandi, anche se ci vuole una fiducia in Lui che la mia fede ancora non ha. Questa “pausa di riflessione” decisa all’ultimo momento, con tanti dubbi è la cosa più bella di questa estate del 2013. A Villa Picco ho trovato la pace da cercare, la “sfida” che non delude. La sfida in senso metaforico di prendere Dio a braccetto per quei splendidi viali e desiderare di vivere anche con Dio oltre che con le persone a cui vuoi bene, la vita di tutti i giorni nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia i miei giorni del pellegrinaggio su questa terra. Nella mia vita ho trovato un luogo dove tornare e che nessuno mi aveva indicato prima, visto che non conoscevo nessuno che c’era stato, anche perché è un luogo lontano da dove abito. Un luogo dove essere accolta fraternamente e dove pregare nella cappella che è un gioiellino, davanti all’icona della madonnina a me cara. Ringrazio Dio che lì mi ha fatto anche conoscere due amiche con cui sono rimasta in contatto. A queste amiche che sono migliori di me, un ringraziamento particolare per avermi ascoltato con il cuore, e con il sorriso di chi ha Dio nel cuore. Le ringrazio per tutti i messaggi di incoraggiamento e di fiducia sinceri che ricevo tutt’ora da parte loro, e per un’esperienza così bella da condividere anche se con tanta nostalgia visto che purtroppo per me è un posto lontano, da me raggiungibile solo nei periodi di ferie e non tutto l’anno. Un ultima considerazione per finire questa testimonianza semplice ma sincera. La cosa sorprendente è che quando sono partita non avevo l’intenzione di fare un ritiro spirituale, e nemmeno adesso definirei in tal modo la mia breve permanenza. Ero partita da casa solo per riflettere un po’. Ero partita perché avevo bisogno di allontanarmi da tutti e da tutto e per mettere ordine nella mia vita e con Dio, che si faceva sentire dopo tanto silenzio. Riflettendo sono state tantissime coincidenze che mi hanno portato lì, come tante scatole cinesi. Mai avrei immaginato e non ci avrei creduto se non l’avessi provato di persona di avere un’esperienza unica.

 

Non avrei mai immaginato che esistesse un posto che è Villa Picco dove nella pace e nella silenziosità di quel luogo, fra quelle persone a cui non puoi non affezionarti perché sono persone straordinarie, simpaticissime, affabili, disponibili ma mai invadenti avrei visto la mia vita “sonnolenta e solo apparentemente senza crepe”. In quella casa di preghiera puoi soffermarti su tutto quello che ti manca per una vita spirituale, o dell’anima o del cuore, differente per ognuno, come ogni vita è differente dall’altra ma che coincide perfettamente con una pienezza della vita terrena, della vita di tutti i giorni. Anche se non solo gli atei fanno fatica a pensare che la fede e la vita siano un tutt’uno. A Villa Picco in quel luogo incastonato nella meravigliosa cornice del Lago Maggiore puoi incontrare i cristiani veri e non di “etichetta”. Grazie di cuore a tutti i fratelli e sorelle che ho incontrato in quella casa di preghiera, che Dio sapientemente mi ha messo sulla mia strada . Vi giuro che non si dimenticano. Nessuno di loro. In questo Santo Natale 2013 sono ritornata nella casa del Signore e Maria!

Grazie alla comunità, in modo speciale ai frati!     Una sorella   R.C

 

I SABATI DI PREGHIERA

 

 Dare testimonianza su quello che succede nel mio cuore quando Gesù opera è impossibile perché le parole non possono spiegare quello che accade dentro di noi, è indescrivibile, ma ci provo.

Molte volte in questi anni di cammino ho fatto il gesto di consegnare il mio cuore e la mia vita al Signore, ma tutte le volte mi riprendevo, parte di quello che consegnavo, perché ci tenevo troppo e volevo gestirla io.

I sabati di preghiera delle attività estive, sono stati per me davvero di una grazia straordinaria e ho sentito l'urgenza di "fare sul serio", di prendere posizione e di decidere con chi volevo stare, se con Dio o nelle cose del mondo. Tutte le parole che il Signore ci ha donato ci invitavano a una vera conversione e sottomissione ai suoi comandi e alle sue leggi, di metterlo al primo posto nella nostra vita.


C'è stato un sabato in particolare in cui Gesù ci chiedeva questa sottomissione totale dicendoci che chi è amico del mondo si rende nemico di Dio. Quel giorno ho accolto l'invito e ho consegnato nuovamente il mio cuore così com'era ma con la differenza che l'ho fatto senza trattenere nulla e soprattutto l'ho fatto con gioia e con la speranza che il Signore cambiasse questo mio cuore spesso così agitato e insoddisfatto.

È passato un mese da allora e la mia vita è cambiata. Sono serena e nel mio cuore c'è quella pace che solo Gesù sa dare. Ci sto mettendo tutto il mio impegno e la mia buona volontà per rimanere sottomessa a Dio cercando di fare la sua volontà, nonostante tutti i miei limiti. Sono grata a Gesù che sta guardando il desiderio che ho nel cuore più che i risultati e questo mi rende felice perché mi sento amata così come sono e perché la misericordia di Dio è davvero infinita. Pensare a questo mi sta cambiando nel profondo.
Cresce sempre di più questo desiderio di piacere a Dio, non più agli uomini e prego tutti i giorni di non cadere nella tentazione di riprendermi quella parte a cui ho sempre tenuto così tanto, per poterla gestire io, ma so che se lo facessi ritornerei ad essere quella di prima.

Ringrazio il Signore per questa casa di preghiera che è il luogo dove, come tanti altri, ho conosciuto il Signore e dove ci è data la grazia di camminare nella luce del Signore e di Maria.

 

                                                                                                         GRAZIE         

                                                                                                            S.C

                     

 

 TESTIMONIANZA:
DIO E' LA NOSTRA FORZA!

 

LA MOGLIE


Di fronte all’invito che mi è stato rivolto, di fare testimonianza, mi sono detta: “Signore, che cosa devo dire perché le persone possano sentire quello che ho vissuto io”? Dopo poco mi è venuta un’immagine nel cuore, che volevo condividere con voi, di me ed Enrico bambini: avevamo Gesù che ci teneva per mano. Questa immagine mi ha fatto ricordare il mio matrimonio. Quando ci siamo sposati, dopo tante traversie (è stata una storia lunga), è stata una bellissima giornata perché era il coronamento di un sogno; nell’omelia padre Lorenzo ha detto: “Non siete in due a sposarvi, siete in tre, perché in mezzo a voi c’è il Signore”! Allora ho detto: “Signore, grazie, perché tu ci hai preso per mano e ci insegni a camminare dove tu vuoi”. Noi non abbiamo figli e non siamo sposati da tanti anni. Nella preghiera dico: “Signore qual è il progetto che hai su di noi come famiglia?”. Non lo so ancora di preciso perché tante cose nella nostra vita non sono cambiate e le situazioni della vita sono rimaste uguali, anche negli aspetti precari… Ma questo non ha importanza; l’importante è che abbiamo questo sentimento di “bene”.

Io vorrei dire tante cose nella semplicità, però arrivano tutte insieme ed è difficile esporle. Ecco, una cosa grande, e che io ho riscoperto, è il bene profondo che mi è stato donato e del quale non ho alcun merito. Ho capito che mi è stato dato un senso di “bene” ed è la forza che io mantengo quando ci sono le prove, quando ci sono le situazioni che non comprendo. C’è stato un tempo in cui Enrico era malato; era una malattia importante e non si sapeva come sarebbe potuta andare a finire. In quel momento, in quella situazione, ho capito quanto io ero “nullità”, quanto la mia potenza non esisteva perché non potevo cambiare niente… In quel momento è avvenuto qualcosa nel mio cuore e si è verificata una svolta: mi sono resa conto di non essere più la stessa perché tante cose sono svanite, tante mie certezze sono scomparse ed ho riscoperto questo “Bene”, questo bene che mi ha legato ancora di più ad Enrico, mi ha legato di più a questa Casa, perché la fonte era qui. Se io non fossi venuta in questa casa, infatti, tante esperienze, tante situazioni, non le avrei vissute e mi sarei “persa” come tanti di noi. Ecco, questo è un po’ il sunto di tutto; ripeto, ci sarebbero tante cose, ma in questo momento sono emozionatissima. Mi è piaciuta, e volevo condividere anche questo, l’emozione che sento negli altri fratelli quando parlano; mi fa stare bene perché capisco che è una cosa buona, bella, ed è opera di Dio. Grazie!

 

IL MARITO


Tutto quello che ha detto mia moglie, naturalmente, corrisponde anche al mio sentire e alla mia esperienza. Lo confermo: se non fossimo entrati in questa Casa, sicuramente non ci saremmo sposati. Siamo arrivati in questa Casa quando già eravamo fidanzati. Io arrivavo da un matrimonio fallito e, quindi, ho dovuto fare anche tutto il mio percorso per guarire da tutte le mie difficoltà, da tutte le mie colpe, da un matrimonio comunque fallito… E’ stato in questa Casa che ho trovato la mia stabilità come persona. Ho ottenuto l’annullamento del mio precedente matrimonio, grazie anche all’aiuto di padre Fabrizio e poi di padre Giulio, pur passando in mezzo ad innumerevoli traversie perché comunque, mentre molti matrimoni vengono annullati nell’arco di tre anni, noi ne abbiamo attesi sei, sette, praticamente. Hanno perso anche i nostri documenti, in tribunale, a Torino… Insomma, si sono presentati parecchi ostacoli, ma alla fine abbiamo ottenuto l’annullamento (grazie, poi, ad un ulteriore intervento di padre Giulio), e ci siamo sposati e abbiamo formato una famiglia.

A questo punto, ho detto: “Signore, ti ringrazio perché ho una famiglia, mi hai donato una persona a fianco, che mi vuole bene, a cui voglio bene; mi hai donato questa Casa: che cosa posso volere di più? Ho un buon lavoro, guadagno anche dei bei soldini, vivo tranquillamente, serenamente, non ho difficoltà. Grazie, Signore”! Da quel momento sono cominciate le difficoltà: la ditta ha chiuso, io ho perso il posto di lavoro e mi sono trovato a svolgere un lavoro che non era conforme né alle mia attitudini né alle mie competenze. Come geometra di cantiere, io ero abituato ad avere una squadra di operai che lavorava sotto di me; in ogni caso “comandavo” e delle persone eseguivano i miei ordini. In seguito, come custode di un grande complesso immobiliare, mi sono ritrovato ad essere “sottomesso” a circa ottocento persone… che “comandano” me! Ho dovuto ingoiare dei rospi, però ho detto “Signore, non importa, ho una famiglia, ho una moglie; guadagno meno, ma quello che importa è avere la salute”. Sono andato a Lourdes con la mia salute e, tornando a casa, sono finito in ospedale con una malattia! A questo punto ho detto: “Signore, non ti dico più niente, sto zitto, mi accontento di quello che ho perché, a furia di togliere … non si sa mai”.

A seguito di questa malattia, peraltro, ho scoperto che tante cose, a cui tenevo e che pensavo fossero importanti nella mia vita, non erano che un nulla. Ero a letto, non riuscivo più neanche a stare in piedi; avevo perso un sacco di chili… I dottori, quando venivano a visitarmi, dicevano: “E strano però: normalmente questa malattia colpisce, sì, ma non nel modo così intenso con cui ha preso te; ti ha colpito veramente in una maniera incredibile, talmente forte, talmente cattiva che non riusciamo neanche noi a comprendere”. Le medicine e le cure, che normalmente sulle altre persone funzionano, su di me non hanno funzionato. Ho dovuto, quindi, passare ad altri medicinali… Insomma, la storia è diventata molto lunga, ma ne sono uscito: non con la guarigione, perché si tratta di una malattia cronica che mi accompagnerà sempre, ma con un profondo rinnovamento del cuore. Grazie alla malattia ho scoperto una cosa: quanto i miei progetti non valessero niente, quanto l’unica cosa importante fosse il Signore! Quando mi trovavo su quel letto di ospedale, avevo davanti agli occhi un piccolo crocifisso; non avevo più la forza di parlare, non avevo neanche la forza di pregare, non avevo niente. L’unica cosa che riuscivo a fare era quella di guardare quel crocifisso e dire “Sono qui, Gesù, cosa facciamo”? e a volte sentivo Lui che, di là, mi guardava e mi diceva: “E che vuoi da me? Io è da duemila anni che sono qua”! E così abbiamo continuato a parlare, ma Gesù è stato lì, si è seduto su quel letto insieme a me e ci si è seduto attraverso molti di questi fratelli che oggi sono qua e che non ho mai ringraziato; anzi, alcuni voglio ringraziarli proprio oggi; alcuni che, veramente, sono stati molto vicini, talmente tanto vicini che il mio vicino di letto pensava che Laura fosse mia sorella e mi ha detto: “Che fortuna hai ad avere una sorella così vicina”. Mia sorella si trova a Sulmona, quindi non poteva essere vicina, se non a livello telefonico, nella mia malattia, e quindi questa persona, posta nel letto a fianco del mio, ha confuso Laura con mia sorella. L’episodio rivela quanto sia importante questa Casa perché mi ha donato Laura, che ha preso il posto di mia sorella in quel momento. Mi ha donato Rosy che, quando è venuta in ospedale, mi ha abbracciato e in quell’abbraccio (poiché abbiamo più o meno la stessa malattia) mi ha fatto sentire che lei comprendeva la mia sofferenza, il mio dolore, ma proprio il dolore fisico. Quando mi ha abbracciato, ha detto una frase: “Il mio piccolino!” e mi ha stretto. In quell’abbraccio, ho sentito l’abbraccio di una sorella che comprendeva la mia sofferenza, e quindi la devo ringraziare. Devo ringraziare Edgardo e Gabriella, perché venivano da Milano per starmi vicino, ed era importante anche questo, e devo ringraziare Edgardo per il vino che mi ha dato, che ha contribuito anche lui alla mia guarigione! Devo ringraziare Fabrizio, lui tutti i giorni era lì ed era il tramite fra me e i medici: mi spiegava le cose, mi riportava quello che dicevano i medici ed era lì tutti i giorni, mattina e sera. A quel punto il mio vicino di letto ha detto: “Ma se lei non è tua sorella, allora lui è tuo fratello”! “No - dico io - è sempre un fratello, ma non ‘mio’ fratello: era dura fargliela capire”! E poi devo ringraziare tutti, tante persone, anche quelle persone che, quando sono arrivato qui a Villa Picco, hanno scoperto che io ero Enrico e mi hanno detto: “Ah, sei tu Enrico, quello per cui abbiamo pregato”! Ecco, hanno pregato per me senza sapere, a momenti, chi fossi; allora devo dire grazie anche a queste persone. Devo dire grazie a padre Giulio, a padre Giorgio, a padre Fabrizio e a padre Lorenzo, che sicuramente hanno pregato e celebrato Sante Messe per me. In quel momento, nella mia malattia, io non riuscivo a pregare, però bastava che allungassi la mano… Ed ‘acchiappavo’ sicuramente la preghiera o la Messa di un fratello e venivo trascinato in alto! Devo ringraziare i fratelli che mi hanno dato coraggio, che mi hanno dato la forza di affrontare la malattia; fra questi c’è anche Giovanna. Lei ha faticato a venire a trovarmi in ospedale perché, in quel reparto, suo padre ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita; lei, quindi, mi ha mostrato il coraggio di affrontare un certo luogo in un certo modo. Sono tutte persone che Gesù mi ha mandato! Allora grazie a tutti perché, se io oggi sono qui, lo devo anche a voi! L’ultimo grazie, infine, lo rivolgo a lei, perché era lei che mi stava vicino, era lei che, nei momenti peggiori di quella malattia, mi sorreggeva, anche fisicamente ed ha pianto con me: grazie, Signore, per mia moglie!

                                                                                             VOSTRI FRATELLI

                                                                                                    EL E RI
 

 

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TESTIMONIANZA:
"CHE COSA RENDEREMO AL SIGNORE PER QUANTO CI HA DATO?"

 

LA MOGLIE


La nostra storia è cominciata 25 anni fa. Per un problema ad un ginocchio sono arrivata in questo luogo. Il problema poi si è risolto, ma da quel momento, per me, questo luogo è stato come una calamita: io non potevo fare a meno di venire qui.Non riuscivo a capire il perché, i primi tempi, ma dovevo venire. A volte volevo venire con mio marito, ma lui “si scocciava”; a volte, magari, gli dicevo che andavo in un certo luogo e poi venivo qui. E siamo andati avanti così per un po’. Poi, ad un certo un giorno - mi ricordo che ero in questo capannone, là in fondo, ero sola estavo pregando - mi sono resa conto che nella mia vita non avevo mai pregato così. Me lo ricordo ancora come se fosse adesso. Era la prima estate, per me, in questa Casa… Da quel momento siamo andati avanti! Mio marito veniva qualche volta, riuscivo a trascinarlo, però era un po’ restio; veniva per accontentarmi, ma ancora non sentiva forte questo desiderio, come invece lo avvertivo io. E siamo andati avanti in questo modo per parecchi anni; poi sono sorti per lui problemi di lavoro e si è trasferito a Genova. Essendo lui a casa solo il sabato e la domenica, io il sabato e la domenica non potevo “sparire”per venire qui, quindi ho un po’ rallentato la mia partecipazione, pur mantenendo sempre questo desiderio forte di essere presente; quando potevo, “scappavo” e venivo a Villa Picco! Ricordo che, dentro di me, guardavo con una certa invidia Edgardo e Gabriella, perché vedevo questa coppia che frequentava insieme questo luogo e dicevo “Che fortuna”! Ormai avevo perso ogni speranza: “A me non succederà mai”! Invece, dopo alcuni anni, ci ha pensato il Signore a fare in modo che vivessimo questa storia insieme.

Aldo ha avuto dei grossi problemi di lavoro, che si sono trascinati nel tempo… Insomma, ad un certo punto ne ho parlato con padre Giulio e Lui mi ha detto: “Lo voglio vedere”. Aldo ha avuto la prontezza di accettare questo invito e di venire, senza che io me ne accorgessi. Vedevo che, ad un certo punto, “spariva”. Da allora abbiamo cominciato a frequentare insieme e devo dire che è stata una grande grazia. Non passa giorno che non ringrazi il Signore per il dono che ci ha fatto. Abbiamo attraversato tribolazioni, come tutte le coppie, abbiamo sperimentato grossi scossoni e problemi di varia natura però, dopo 25 anni, siamo ancora qui insieme, con questa gioia nel cuore e che non avevamo prima. Siamo sempre stati una coppia affiatata, ma quello che, secondo me, adesso ci contraddistingue è proprio questa gioia, questa serenità che pervade tutto il nostro essere e tutta la nostra vita, che nel frattempo si è semplificata tantissimo! Molto del superfluo ci è stato tolto, facciamo una vita molto semplice.

A volte mi dico che sembra quasi una vita anonima, ma io sono felice di questa vita anonima, passata a fare le cose più normali. Nel frattempo si è ammalato mio padre: c’è stata la malattia, molto pesante e la morte. Anche quello è stato un momento di grazia: conservavo sempre l’idea della morte, del distacco da un familiare, come di una cosa tremenda, invece l’ho vissuta con una pace e una serenità inattese, tanto che mi sono persino chiesta se fosse normale. Era mio padre, gli volevo bene: come mai ero così serena? Nella nostra famiglia c’è stata serenità, pur nel distacco e nella sofferenza. E ora, ripeto, quanto più passa il tempo, tanto più questa vita - che si semplifica sempre più - secondo me è sempre più bella e acquista un significato sempre più profondo: è una vita “di qualità” e ha un senso. Siamo appena tornati dal mare: io guardavo questa distesa d’acqua e, solo ad ammirarla, lodavo il Signore e lodavo la creazione perché dicevo “Come sei grande”! Vedevo, nel riflesso di questi colori, la grandezza del Signore. Sono felice di vivere la vita così, non chiedo niente altro. Chiedo solo che il Signore mi dia sempre la forza e il desiderio di stare con Lui, di seguire la sua strada. Mi ha dato tanto e mi ritengo una privilegiata, per cui ogni giorno lo ringrazio; magari qui non mi sentirete pregare ad alta voce perché non oso, sono un po’ timida, però nel mio cuore c’è un grande rendimento di grazie ogni momento, nei momenti belli e meno belli, di fatica, di sacrificio. Guardo i miei nipoti e dico “Grazie, grazie Signore”!

 

IL MARITO


Ecco il mio profilo: una certa intelligenza, acculturato, “tuttologo”, una carica dirigenziale, una vita caratterizzata da un certo tipo di impegno, in giro per il mondo, visitando sempre posti belli, molto distratto sotto il profilo della religione (lo Spirito Santo, per me, era solo una “colombina”!), una certa contrapposizione verso la struttura Chiesa, alcune certezze basilari… Insomma: una bella presunzione!

Nell’ambito professionale ho avuto delle belle soddisfazioni, ho fatto un bel tipo di vita, ma il momento di difficoltà nel quale mi sono trovato (rimanendo senza lavoro) per certi versi l’ho determinato io. Si stava valutando, infatti, se fosse il caso di vendere l’azienda per la quale lavoravo e sono stato io ad insistere: “E da vendere”! In effetti era da vendere, ma la mia presunzione mi diceva: “Appena vengo fuori, con tutto quello che ho fatto, trovo tutti quanti pronti a chiamarmi per tornare al lavoro”! Conoscevo il meglio del mondo del settore nel quale operavo e quindi ero certo di questo. Invece… Zero! assolutamente nessuna proposta! Tra l’altro ho fatto anche degli altri errori.

Ebbene, mentre stavo vivendo questa situazione, padre Giulio mi mandò a chiamare. Maria ha avuto un grosso peso nel momento della mia conversione. Maria santissima, vergine immacolata, immediatamente si è messa all’opera ed ha spiegato a quell’uomo presuntuoso che ero che, intanto, bisognava accettare tutto quello che ci veniva dato dal Signore: è stata una lezione abbastanza veloce, non ha aspettato tanto. Quando è arrivato il momento, poi, mi ha presentato anche il Figlio, perché il suo fine era soltanto quello, e poi mi ha spiegato anche che cos’era quella “colombina”, lo Spirito Santo, che Lei conosce bene; è vero che noi riceviamo lo Spirito nel momento del battesimo, ma poi ce ne dimentichiamo, facciamo tutt’altro. Quindi il riscoprire, da adulti, lo Spirito Santo che ci è stato donato è un grosso passaggio, ma questo lo poteva fare solo Maria, anche perché Lei interviene per i casi difficili… E io ero un caso difficile, evidentemente!

Attraverso padre Giulio il Signore mi ha fatto maturare. Mi ha fatto incontrare la sua Parola; ho scoperto che nella Bibbia, sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, è scritta tutta la nostra vita: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono… tuo, mio, suo, di tutti noi! E c’è scritto tutto quello che il Signore vuole da noi. Io ho visto sciogliere i miei “nodi” quando finalmente: 1) Mi sono abbandonato nelle mani del Signore e, quindi, ho scoperto che posso dire non più Dio, Dio mio, ma “Papà”, “Abbà”! 2) Sono riuscito a perdonare coloro che mi avevano fatto del male. Questi due atteggiamenti sono come i due “spuntoni” di quella benedetta porta stretta! Sono due cose sole, semplici, ma anche difficilissime. Però, se si riesce a compierle, il gioco è fatto! Ed il frutto, come diceva Daniela, è una vita completamente cambiata: personalmente non ho più un momento di angoscia, sono sereno. Certo, qualche volta il caratterino viene fuori, però mi accorgo subito delle insidie e riconosco la logica della tentazione: d’altra parte la pace è un dono che viene dall’alto, mentre l’angoscia è il prodotto dell’opera di qualcun altro, che viene dal basso! Bene, il Signore mi ha donato questa serenità, questa pace e l’affetto di una serie di persone, di fratelli e di sorelle. Con moltissime di queste persone non mi sarei mai incontrato, se non fosse stato per questo cammino. Siamo completamente diversi: ognuna di queste persone, che oggi io amo, è l’opposto di quello che ero io prima. Oggi io so che sono una piccola pietra che, se continua a lasciarsi levigare, il Signore può scegliere… per metterla nel suo edificio!

 

                                                                                                          Vostri fratellli

                                                                                                               AL e DA
 

TESTIMONIANZA DELLE ATTIVITA' ESTIVE

 

A chiusura di questo periodo di attività estiva di preghiera, viene suggerito di riassumere quella che è stata la nostra esperienza; beh è difficile,con le parole, riportare tutto quello che ha provato il mio cuore, cercherò di semplificare quello che per me è stata crescita nella fede.
Sono stati trattati argomenti importanti, partendo per esempio dalla capacità naturale dell’uomo di sentire dentro di sé il bisogno di Dio; sì è proprio vero quando per esempio mi sono trovata in situazioni difficili ho sentito il mio viso ripetutamente attirato verso l’alto in cerca di Lui. Ho sentito una grande forza che mi stava vicino e che mi voleva a tutti i costi allontanare dal male. Nella nostra società, purtroppo, siamo troppo presi dallo stress, dalla frenesia, dalle cose materiali, dalla presunzione di crederci sempre nel giusto, si prendono posizioni in modo superficiale e istintivo, senza riflettere sul risultato finale; ci permettiamo di puntare il dito su un’altra persona, credendo di essere esonerati dal peccato, ma non è così, anzi. E’ stato ribadito che il vero amore, quello che vuole Gesù, diventa cura dell’altro e per l’altro.
Gesù dice che se amiamo quelli che ci amano non abbiamo nessun merito, perché anche i peccatori fanno lo stesso .Se si fa del bene a chi ce ne fa, non abbiamo merito; bisogna amare i nostri nemici, fare del bene, prestare senza sperarne nulla, solo così il nostro premio sarà grande e saremo Suoi figli. Ho imparato che il Padre è misericordioso, dobbiamo dare per ricevere ricordandoci che con la misura con cui si misura, sarà misurato a noi in cambio. Mi è rimasta impressa la frase insegnata, che Dio non cambia il mondo con effetti speciali, ma perdonando, usando misericordia. Perdonare non è ignorare, ma trasformare, ed è proprio quello che vorrei dalla mia vita, essere trasformata in quello che Lui vuole.
Siamo fragili come un castello di sabbia, non sempre è facile sopportarci,aiutarci ma è questo che più volte dalle varie catechesi ho imparato, non perché detto dai nostri Padri, ma semplicemente perché è questo che vuole Gesù; si deve veramente imparare a rispettare senza giudicare, perché ripetutamente è stato detto e ricordato che “non chiunque dice:Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà di Dio che è nei cieli, colui che ama e rispetta”.
Non è semplice, ma bisogna davvero imparare ad amare chi ci odia e benedire chi ci maledice, pregare per quelli che ci maltrattano .E’ stato un po’ come vivere quello che ha provato San Francesco, la dolcezza di Cristo supera qualsiasi altra attrattiva, Cristo entra nel suo cuore e lui non riesce più a farne a meno! Sento la stessa emozione dentro di me.
Gesù parla al nostro cuore con delicatezza,con semplicità e comprensione, tanta comprensione, proprio Lui che possiede la verità. Ho provato emozioni altalenanti, guardando negli occhi chi per me è ormai parte di una grande famiglia, ma proprio a conclusione di questo periodo, come fosse davvero la conclusione di un grande insegnamento, sento il cuore pulito, e come è stato detto dal Papa e ribadito dai nostri Pastori, l’Amore diventa cura dell’altro e per l’altro; diventa rinuncia,è pronto al sacrificio, perché Gesù dice che chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà”.
Ho capito davvero che Dio è Padre, perché in tutto questo periodo mi sono sentita amata e guidata e da Lui mai giudicata. Penso non sempre sia facile aprire il proprio cuore, ma rivolgerti a Lui è la “cosa” più semplice che ci sia e solo da Lui si ottiene la giusta comprensione, perché credo per FEDE, come ci è stato insegnato, che a Lui nulla sia impossibile. Ho imparato, compreso profondamente che “credere”è affidarsi totalmente a Lui, sempre, anche quando pensiamo che la nostra croce ci stia schiacciando, perché non è così, Lui ci aiuta a portarla! Mi sono ritrovata durante questo periodo a chiedere la guarigione dalla malattia, per la mia adorata famiglia e per me stessa, ma con cuore sincero i questi mesi ho capito e maturato che per ognuno di noi c’è un disegno e non c’è niente di più bello che farsi guidare da chi tanto ci ha amato e continua ad amarci. Desidero dal profondo del cuore vivere la mia quotidianità nella semplicità, con i propositi rivolti verso Dio, insegnando ai miei figli l’importanza di donare un sorriso, proprio così come traspare dalla splendida testimonianza riportataci sulla cara Santa Gianna Beretta Molla per esempio, una donna per me magnifica, amante della vita, sposa, madre esemplare che della semplicità ha fatto il suo stile di vita. Ed è così che sento di concludere la mia testimonianza, ho appreso grazie al dono di insegnamento di tutti i nostri cari frati, ad accettare i miei e altrui caratteri,a sorridere anche nelle difficoltà, ad accettare la mia malattia e ad amare senza “se” e senza“ma“ semplicemente perché IO CREDO IN LUI, NELLA SUA MISERICORDIA. Ho infine imparato da questa bella estate trascorsa, che Gesù vuole tutto “semplice e pulito”, il resto non viene da Lui.

                                                                                               C.V


TESTIMONIANZA DI VITA
A DIO NULLA E' IMPOSSIBILE
IL MARITO
Cari fratelli, vorrei testimoniarvi la mia esperienza vissuta in 
Villa Picco, Casa di preghiera che ho frequentato dal 1992 al 2002; in seguito sono stato trasferito a Roma, per lavoro.
Nell'agosto del 1992 avevo deciso di separarmi da mia moglie in quanto conducevo una vita che non era né quella di un padre, né quella di un marito; come si suol dire, infatti, “correvo dietro ad altre donne”. Un amico che frequentava Villa Picco, conoscendo la mia famiglia e sapendo quale fosse il mio stile di vita, decise di accompagnarci nella Casa di Preghiera, della quale mi parlava con tanto entusiasmo e ardore; riteneva, infatti, che l’esperienza ci avrebbe aiutato. Era il 1 agosto del 1992, un sabato: arrivammo in Villa Picco ed entrammo nel capannone, colmo di persone che lodavano, cantavano e ringraziavano il Signore. Sull'altare vi erano padre Giulio, padre Fabrizio e padre Giorgio. Ci sedemmo sulla fila di sedie poste alla destra, guardando l'altare. Mi girai verso i fratelli e vedevo nei loro visi un'espressione di felicità, di serenità e di gioia, mentre il mio animo era un vulcano in eruzione. La situazione mi faceva veramente rabbia poichè “loro” erano gioiosi “ed io soffrivo”, tanto che non vedevo l'ora di andarmene. Giunta la sera, come se non bastasse, ci fermammo a cena e, durante il pasto, insieme commentammo la giornata passata. Mia moglie, ad un certo punto della conversazione, mi domandò: “come ti sembra questo posto”? Risposi in maniera secca e convinta: "un’associazione a delinquere di stampo mafioso"! La coppia di amici che ci condusse a Villa Picco sorrise, non tanto per la battuta, ma perchè conosceva lo stato d’animo che l’aveva provocata. Più tardi, mentre proseguivamo la serata presso il bar (insieme ad un ragazzo che veniva a Villa Picco per la prima volta), aggiunsi ancora alcune battute velenose e, tra le altre cose, dissi: “con questi bisogna stare attenti perché sono come i testimoni di Geova: ti fanno il lavaggio del cervello e ti robotizzano”. Così finimmo la serata. Il giorno successivo, domenica 2 agosto, ci trovammo di nuovo con i nostri amici, in occasione del pranzo. Dopo mangiato, ci recammo ancora a Villa Picco: era una splendida giornata. Giunti nella Casa, ci fermammo di fronte al bar, presso i tavolini, mentre nel capannone l'attività era già cominciata. Il mio umore naturalmente non era dei migliori (come sempre del resto); mi appoggiai al muretto, a lato del quale erano collocati i tavolini e, senza considerare i miei amici e mia moglie, rimasi assorto nei miei pensieri e dolori. 
Ad un certo punto vidi padre Giulio mentre percorreva la stradina che, costeggiando la cucina, conduce verso il bar; mi prese una tensione tale che non riuscivo a comprendere: più lui si avvicinava e più la tensione saliva; più passi lui percorreva e più io mi agitavo. Nel frattempo padre Giulio, che cercava di raggiungere il bar, veniva continuamente bloccato dalle persone presenti, mentre con la mano sembrava giocherellare con il crocifisso che portava sul fianco del saio, attaccato al cordone. Passandomi davanti, raggiunse finalmente il bar. I miei occhi, piuttosto tesi, seguivano i suoi movimenti poiché riconoscevo che lui aveva scatenato la tensione interiore che percepivo. Quando padre Giulio uscì dal bar, i miei occhi ripresero a seguirlo fino a che non rientrò nel capannone; la tensione si scatenava sempre più forte, tanto forte che non riuscivo più a controllarla, tanto che scoppiai a piangere. Non volevo farmi vedere dai miei amici e da nessuno, perchè piangere sembrava un segno di debolezza, cosicchè mi guardai velocemente intorno per sparire dalla vista degli altri. Guardando di fronte a me vidi che in fondo, dietro l'angolo della casa posto alle spalle della Cappelletta, non vi era nessuno, così mi incamminai… Girato l’angolo, vidi dei gradini; così mi sedetti, con la faccia appoggiata alle ginocchia e diedi sfogo a quella pressione che continuava a salire dentro di me.
Ad un certo punto alzai la testa e vidi la statua di Gesù Risorto, collocata su di un piedistallo fatto di pietra, con le braccia aperte. Sentii una voce che mi diceva:“VIENI, VIENI”! Come abbassai di nuovo la testa, il pianto, il dolore, l'agitazione e quant'altro stava accadendo in quel momento sfociò come un fiume in piena. Questa mia reazione durò per alcuni minuti, anche se il tempo in quel momento non esisteva, cosicché mi alzai, mi avvicinai verso la statua e appoggiai la schiena al piedistallo, con la faccia rivolta verso il lago. In tutto questo movimento la mia esplosione interiore continuava, tant'è che di nuovo sentii la Voce che mi diceva ancora: “GIRATI, GIRATI”! Anche in questi istanti provai a fare resistenza, ma… non seppi resistere! Mi girai, appoggiando i gomiti sulla base e le mani, unitamente alla fronte, sul fianco della struttura della statua. A quel punto iniziai a sentire alle dita delle mani un formicolio sempre più intenso, che si espandeva via via verso le braccia, come se si fossero addormentate. Cercai di staccarmi dalla statua, ma senza risultato, cosicchè tentai con tutta la forza che avevo; riuscivo a scostarmi di 15-20 centimetri, o poco più, e di nuovo ne venivo attratto! Ogni sforzo era inutile! Ad un tratto sopraggiunse mia figlia, che all'epoca aveva 7 anni; vedendomi in quelle condizioni, si mise a piangere e, istintivamente, si lanciò sul mio braccio destro, per aiutarmi a staccarmi dalla statua. Anche questo tentativo, però, risultò vano. A tal punto decise di lasciarmi il braccio e corse a chiamare mia moglie e i miei amici, ma non fu creduta e fu invitata a star tranquilla. Tornò indietro per aiutarmi, ma di nuovo non ottenemmo alcun risultato, anche se continuavo a usare tutta la mia forza per staccarmi. Durante tutti i tentativi con cui provavo a "staccarmi da Gesù", con il corpo non riuscivo ad effettuare altri movimenti, se non quelli di ruotare il capo a destra e a sinistra; in tal modo vedevo davanti ai miei occhi la passione di Cristo, rappresentata sui quadri della Via Crucis presenti sul posto. In verità, dalla posizione in cui mi trovavo, potevo effettivamente vederne solo due che, tuttavia, in quel momento mi permettevano di “vedere” tutta la Passione che Gesù sopportò verso il Calvario.
Dopo vari tentativi, dissi a mia figlia di chiamare il mio amico. Pochi istanti dopo lo vidi arrivare: non si avvicinò nemmeno, ma corse immediatamente a chiamare padre Giulio. Padre Giulio attraversò il parcheggio delle auto e, come lo vidi, in me si scatenò ancor di più quel vulcano sopra descritto. Appena mi ebbe raggiunto, mi mise una mano sulla spalla e disse: “CERTO, AVEVI PROPRIO UN BEL ROSPO”! A quel punto le braccia si staccarono, ma rimasero indolenzite. Padre Giulio le massaggiò ed io, che non riuscivo nemmeno a guardarlo in faccia, giravo la testa a destra e sinistra, come i somari. Pochi istanti dopo ci sedemmo sui gradini: sempre in lacrime gli raccontai un po’ della mia vita, di quando ero bambino, adulto, ragazzo… Raccontavo, però, senza un senso preciso e senza un ordine logico, praticamente come si fa un minestrone. In quel frangente padre Giulio mi domandò se avessi ricevuto i sacramenti; gli dissi che non ero sposato in Chiesa e che non avevo ricevuto la Cresima. A quel punto disse: “bisogna chiedere a Gesù il dono della Fede”! Lo guardai in modo piuttosto duro e risposi: “sì, e come glielo chiedi”? Considerando che non credevo in niente, mi chiedevo a chi lo avrebbe domandato… Padre Giulio, con la sua voce serena, mi rispose ancora: “semplice, gli chiedi ‘SIGNORE DAMMI IL DONO DELLA FEDE’ ”! E aggiunse: “anzi, domandiamolo insieme”! Credo che a quel punto si sia messo a pregare in quanto, pur non sentendo nulla, notavo che muoveva le labbra. Subito dopo, rivolgendo lo sguardo verso la statua di Gesù, notai che da essa, sul pavimento piastrellato, si snodava una scia di formiche (larga mezza mattonella) che giungeva fino a pochi centimetri da Padre Giulio. Spaventato da quella visione, balzai in piedi e gridai: “cosa sono tutte quelle formiche”? Padre Giulio, che al momento non aveva focalizzato, subito dopo mi prese per un braccio, quasi per sorreggermi e disse: “no, niente, niente, è normale che ci siano”. Ci recammo, così, verso il capannone. Padre Giulio celebrò la Santa Messa ed io feci la Comunione, dopo circa 19 anni dall’ultima volta in cui avevo ricevuto il Corpo di Cristo!
Il cammino è stato lungo e tortuoso, del resto lo è ancora, fino a quando non mi sono lasciato andare nelle braccia di Gesù, nostro Signore. Vi assicuro però che, nel momento in cui mi sono fidato di Gesù, è stato tutto un veder crescere la condizione spirituale, la mia vita, i rapporti con gli altri e con i miei familiari! Certo, non crediate che la vita sia diventata rose e fiori, perchè Gesù ti lascia vivere nella tua quotidianità; però con lui superi le tempeste che la vita stessa ti presenta, perchè è Lui che ti prende in braccio e ti porta fuori dalle bufere… se credi, se hai fiducia in Lui, se ti lasci amare da Lui e, soprattutto, se hai il coraggio di amare! Per questo ogni giorno dobbiamo chiedere al Signore di insegnarci ad amare tutto e tutti quelli che ci circondano perchè Nostro Signore Dio è il creatore della Terra e di tutte le cose in essa contenute.
Con le seguenti frasi, ispirate dalla Bibbia e venute dal cuore, in sintesi credo di descrivere l'essere umano, quando vive nel peccato e l'Amore di Gesù per l'uomo peccatore: L'uomo desiderava la vita e ha trovato la morte; Cercava la sapienza e ha provocato l'umiliazione; Cercava la fertilità e ha generato la sterilità. Dio, in suo figlio Gesù, si è fatto carico della morte e ha donato la Vita Eterna; Si è coperto di umiliazione e ha offerto la sapienza; Si è reso povero e sterile e ha portato la giustizia.
Un abbraccio fraterno a tutti i fratelli che ho conosciuto, in particolare a tutti i fratelli della comunità.
 
LA MOGLIE
 
Cari fratelli in Cristo Gesù, questa che sto per raccontarvi è una testimonianza vera di vita vissuta e della forza straordinaria della parola PERDONO. Il significato di questa affermazione risulterà chiaro dal mio racconto.
La mia sofferenza incomincia all'età di 15 anni, nel 1979, con la perdita prematura di mia madre. Essendo la sorella maggiore, tra quattro fratelli, mi sono ritrovata ben presto con una realtà ben dura: crescere la mia famiglia! In quello stesso anno conobbi anche quello che oggi è mio marito; giovanissima io, ragazzino lui (siamo coscritti), un po' per gioco un po' per incoscienza… ci fidanzammo! La mia vita sembrava meno dolorosa perchè avevo trovato l'amore che - pensavo - avrebbe sostituito il vuoto incolmabile lasciato da mia madre. All’età di vent’anni (siamo nel 1983), il mio ragazzo intraprese la scuola di polizia e venne trasferito a Novara ed io, senza pensarci su, “feci fagotto e fagottino” e iniziai con lui una convivenza, con il sogno di ogni ragazza: quello, un giorno, di potermi sposare in Chiesa. Questo era il mio desiderio! Comunque, siccome “la paglia vicino al fuoco brucia”, nel 1984 scoprii, con gioia… di aspettare un bambino! mio marito ed io, tuttavia, non ci sposammo in Chiesa (dato che non avevamo ricevuto la Cresima), ma con rito civile. Però quel “sogno” era sempre nel cassetto… Con la nascita della prima figlia, iniziarono le incomprensioni con mio marito: era molto libertino ed io, di fronte ai suoi cambiamenti, facevo finta di nulla, anche se mi accorgevo benissimo di quello che stava succedendo. Le sue "donne", infatti, venivano a mettermi al corrente delle loro relazioni con lui, ma io lo amavo troppo per lasciarlo e, quindi, lo perdonavo e tiravo avanti… tra una disperazione e un pianto! Nel 1989 nacque il nostro secondo figlio, Matteo.
Purtroppo il sogno del matrimonio in Chiesa, ormai, si era completamente frantumato; anzi, mio marito, mi parlava sempre più spesso di separazione e la cosa mi faceva star male! Nella mia famiglia non avevo mai vissuto separazioni o conflitti ma, anzi, l'amore tenero e sincero dei miei genitori, per cui il pensiero di far crescere i miei figli con genitori separati mi lacerava l'anima. Ogni notte, piangendo, pregavo il Signore di darmi la forza per andare avanti e di illuminare mio marito perché, anche se non ero sposata in Chiesa, il matrimonio, per me, aveva un valore.Tra una lite e l'altra, il tempo passava e giungemmo al 28 luglio 1992; quella notte mio marito mi svegliò e mi disse: “che fai, dormi”? Gli risposi: “che ore sono”? Disse: “Le due”. Mi stropicciai gli occhi e gli domandai: “Che cos’altro dovrei fare a quest’ora? Riflettere sull'universo”? Allora lui iniziò a farmi l'elenco di tutti i pregi che avevo: “sei una brava mamma, una brava moglie...” Gli dissi: “arriva al sodo, che vuoi”? “Voglio separarmi - rispose - ti lascio tutto (ma in realtà non avevamo niente); puoi parlare con nostra figlia (allora aveva 7 anni)”? Domandai: “che cosa le dico”? Rispose: “inventa una bugia, ad esempio che mi hanno trasferito.... non so, dille tu qualcosa...” Ribatto: “parlale tu! Com'è in grado di capire me, capirà anche te! Assumiti la tua responsabilità di padre, visto che fino ad oggi non l'hai mai fatto”! Per tutta risposta mi mise le mani al collo e non so quale angelo gli impose di mollarmi. Basta! Decisi di lasciarlo. Così ragionai tra me e me: “lo ami? Se lo ami veramente, lasciagli la sua libertà! Amare significa ‘rispettare’; rispettalo e lascialo andare, tanto non sarà mai solo tuo.”
Dopo due giorni, mi trovavo alla guida della mia macchina, con i miei figli quando, ad un incrocio, i freni non risposero e “andarono a vuoto”. Lo spavento fu grande! Pensai che, se ne avessi parlato con mio marito, non avrei risolto un bel niente e decisi di andare da un amico che lo conosceva e che aveva un'officina. Gli spiegai il problema e, mentre il meccanico visionava la mia vettura, io mi ritrovai a parlare del più e del meno con lui e sua moglie. Ad un certo punto il meccanico disse che, inspiegabilmente, i freni non avevano niente! Lui non sapeva che cosa potesse avercausato quel problema! Lì per lì rimasi un po' perplessa e, mentre salutavo e stavo per uscire, essi mi domandano se andasse tutto bene. Mentendo, risposi di sì, a mezza bocca; essi mi fecero riaccomodare e iniziarono a parlarmi di Villa Picco e di p.Giulio. Mi chiesero se fossi disponibile ad andare ad Arona; la cosa mi interessava (tanto ormai non avevo nulla da perdere) e, quindi, accettai. Dissi: “io vengo, ma bisogna vedere cosa ne pensa mio marito”. A quel punto il nostro amico telefonò a mio marito ed insieme si accordarono per andare a Villa Picco il giorno successivo (era un sabato).
E così, nel lontano 1992, ebbe inizio per noi una Nuova Vita… Certo, il cammino non è stato facile perchè abbandonare quella che ero, con la mia “corazza” costruita su misura, non è stato semplice! Nonostante tutto ero piena di me stessa e perdonare mio marito, con il cuore, è stato doloroso. Pensavo, infatti, di averlo già perdonato però, non appena mi faceva arrabbiare, gli rinfacciavo tutto il male che mi aveva fatto! Oggi, se mi capita di raccontare di quegli anni e delle "sue donne", le vicende passate non mi feriscono più perché, con l'amore di Gesù e di Maria, ho PERDONATO.
Quegli anni, ormai, sono lontani e tutta la mia vita di allora è soltanto un bagaglio della mia esistenza… Nel 1994 ricevemmo il sacramento della Santa Cresima; nel 1998, nel giorno della Nostra Signora di Lourdes, P.Fabrizio consacrò il nostro matrimonio e nel 1999 nacque Giovanni! Oggi sono orgogliosa della mia vita e del fatto che siamo nonni di due bellissimi bambini, Gabriel e Miriam. Ma non passa giorno in cui non ringrazi Dio per tutto quello che mi ha dato e mi dà! Certo i problemi di salute e della quotidianità non mancano, ma li vivo con la consapevolezza di non essere sola, perchè al centro della mia vita ho posto Gesù e la Mamma Celeste.
A conclusione di questa mia testimonianza, devo ringraziare DIO per questi due amici che mi condussero a Villa Picco: il caro e indimenticabile fratello Luigi Manera e sua moglie Giusy i quali, durante i primi tre mesi di frequentazione della Casa, non ci hanno mai lasciati soli. Soprattutto devo RINGRAZIARLO perchè è solo per sua grazia, se ho incontrato P.Giulio e P.Fabrizio sulla mia strada e nella mia vita!
Vi lascio con questa frase letta su di un’immagine di Gesù: CON LUI NON CI SONO PROBLEMI, SENZA DI LUI NON CI SONO SOLUZIONI
 
                                                                                               
  VOSTRI FRATELLI
                                                                                                      VAR E DAN
 
 
 
Testimonianza di Simmi :
"HO INIZIATO A CONOSCERE GESU' "
 
Sento il desiderio di condividere quanto vissuto in questi tre anni di cammino a Villa Picco. Ricordo di aver varcato il cancello, la prima volta, quella domenica in cui la casa era in festa per il 30° anniversario.
Nell’aria pace e allegria, addobbi multicolori ovunque e tanta gente felice. Subito ho percepito qualcosa di particolare in quel luogo. Quella sera ho assistito ad una Messa diversa dalle solite, con musiche e canti, gente attenta alla liturgia che vi partecipava in modo gioioso. Molto bella!
Poi ho continuato a frequentare la casa, ho partecipato alla preghiera di effusione, anche se allora non riuscivo a capirne l’importanza.  E’ stata comunque un’esperienza che in seguito ha dato i suoi frutti.
Ho iniziato a conoscere Gesù, a leggere quotidianamente la Parola, a vivere l’eucaristia in modo completamente diverso, partecipando alla Messa non per dovere, ma per il piacere d’incontrare Gesù, di sentire la sua parola penetrare nel cuore, grazie anche alla capacità dei nostri frati di predicare con passione. Ho imparato a dedicare tempo alla lettura e alla preghiera. Tutto questo mi ha profondamente cambiata, mi ha aiutata ad aprirmi agli altri, a stare di più fra la gente e ad essere più solare.
Ho incontrato fratelli che con amore e comprensione mi sono accanto e mi sostengono in questo momento di difficoltà personale. Ne ho incontrati altri che si sono posti in un modo per poi rivelarsi in un altro, ma è una cosa normale.
Partecipare alla preghiera domenicale è un momento molto intenso di spiritualità, la presenza di Gesù è percepibile. E’ lì con noi! Non sempre, anzi quasi mai, per me è facile intervenire ad alta voce; ci sono sempre dei fratelli, molto bravi, che esprimono perfettamente quello che anch’io sento. Nel mio cuore però il ringraziamento e la lode sono incessanti.
Anche l’intervento dei padri con le loro preghiere spontanee è un momento prezioso.
Ho apprezzato in modo particolare le catechesi proposte da padre Giorgio. E’ veramente molto bravo e preparato nell’esporre gli argomenti, commentarli e farli vivere ai presenti. Oltre che un valido sostegno spirituale, sono una scuola di vita.
Ringrazio il Signore per avermi chiamata alla Santamontagna ad intraprendere il mio cammino con Lui. Ringrazio tutti i padri per i loro apprezzati insegnamenti.
Con affetto.
Si